"La filantropia serve da copertura a coloro che desiderano seccare il prossimo." -- Oscar Wilde
Previsioni meteo
Chi e' online
Abbiamo 1 visitatore online
Search Karate.IT
Fai la tua ricerca attraverso il motore di Karate.IT
Ricerca personalizzata
Castel Goffredo 4 Marzo 2012
Campionato Regionale FESIK di Castel Goffredo.
La Shukokai Karate Pontecurone approda sul terzo gradino del podio con i seguenti
risultati:
Sara Brambilla ("Galla") entra sul tatami con il classico
"dente avvelenato" e a farne le spese è la prima ragazza che incontra.
Volano uramawashi,oikomi e mawashi geri ed in men che non si dica si fissa il risultato a 6 a
0. Si susseguono i combattimenti ma la sostanza non cambia, fino al
momento della finale, dove affronta una ben conosciuta ed esperta
frequentatrice dei tatami, ma in questa giornata la "Galla" era imbattibile....
Tocca a Cristina Brambilla ("Densa") schierata "solo" nel kata. Per
questa straordinaria ragazza ci vuole un preambolo. Cristina sta
studiando ingegneria e non riesce ad allenarsi con continuità e per
questa gara eravamo consapevoli di non essere al massimo della forma psico fisica.
Però l'atleta "di razza" quando annusa la gara si trasforma e così Cristina ha
sfoderato gli artigli e con due performance veramente notevoli mette
dietro di sè tutte le pretendenti al titolo.
Queste sono le mie due invidiatissime "Ragazzacce", ma dietro a loro è cresciuto un gruppo
veramente molto forte. Adriatik 17 anni cintura marrone 1° kumite,
Giulia 15 anni cintura marrone 1° kumite, Alfredo 14 anni cintura verde
1° kumite, Chiara 15 anni cintura nera 2° kumite, Lorenzo 12 anni cintura
verde 2° kumite, Luca 14 anni cintura verde 3° kumite, Fratto 22 anni
cintura verde 3° kumite, Korab 22 anni cintura gialla 3° kumite, Giulia
15 anni cintura marrone 3° kumite, Valentina 16 anni cintura nera 3°
kata. Hanno partecipato anche Deborah, Malvina, Armando, Matteo e Fabio.
La Shukokai, piccola società di un piccolo paese di provincia riesce sempre e comunque a salire sul podio. Sono consapevole che certi atleti nonchè i loro risultati ed il gruppo di appartenenza fatto soprattutto di amicizia e tanta solidarietà sportiva possa creare qualche invidia. Pazienza...noi andiamo avanti così.
Parte prima.
Come potersi avvicinare ad un'arte così antica eppure vitale
Molto spesso i motivi che inducono un occidentale all'approccio dello Yoga sono di superficiale curiosità, o speranza di immediati benefici estetici, o....... la moda del momento. E' inutile dire che tali motivazioni porteranno alla delusione e ad una rapida defezione.
Lo Yoga richiede costanza, fiducia e un desiderio profondo di conoscenza.
Yoga significa "unione": il corpo, la mente, lo spirito. Al contrario della cultura occidentale di carattere dualistico basato sull'antitesi tra materia e spirito, il concetto fondamentale dello Yoga è quello della globalità; unione dei diversi aspetti dell'essere umano che interagiscono profondamente, unione di ogni individuo con il genere umano, con il cosmo intero che tutti ci contiene, unione del nostro spirito con lo spirito dell'Universo.
La storia dello Yoga è millenaria. Alcuni studiosi fanno risalire le sue origini a 5000 anni fa in India dove per secoli è stato tramandato da Maestro a Discepolo attraverso l'insegnamento diretto. La sua esistenza viene menzionata nelle scritture Veda almeno 2500 anni a.C. mentre i primi insegnamenti scritti si trovano negli Yoga Sutra di Patanjali che si ritiene risalgano al III sec. a.C.
Lo studio filosofico-religioso delle diverse scuole e correnti di pensiero di una disciplina così vasta ed antica è un impegno che certamente dà completezza a chiunque voglia intraprendere la pratica dello Yoga, ma questo fa parte di una scelta e di una ricerca personale per la quale ognuno di noi ha la più ampia liberà.
In Occidente la base della moderna pratica è lo Hatha Yoga, ossia quella forma di Yoga che descrive le "asana" (esercizi o posture) e il "pranayama" (tecniche di respirazione). Hatha si compone di Ha e Tha che significano rispettivamente Sole e Luna, forza positiva-forza negativa. Hatha Yoga non è ginnastica né equilibrismo (come troppi erroneamente credono), non è competizione né una scommessa con se stessi. Ogni praticante deve rispettare il proprio corpo per giungere a felici risultati.
Grazie alle asana, al pranayama e con il controllo del mentale cerchiamo di riequilibrare il positivo e il negativo del nostro organismo, pratica che non solo ci aiuta a prevenire la malattia ma ci conduce ad una conoscenza profonda del nostro corpo: la conoscenza porta alla coscienza di sé, la presa di coscienza porta al Centro che è la nostra vera essenza immutabile, universale.
In un piccolo manuale di YOGA di James Hewitt del 1963 (1), si può leggere quanto segue (tradotto dall'originale in lingua inglese):
"Mentre la suprema beatitudine risultante dall'Unione (Samadhi) è l'obiettivo dello Yoga, molte sono le vie per il suo raggiungimento.
Ecco le sei principali:
Jnana Yoga della conoscenza e della saggezza
Bhakti Yoga della devozione
Karma Yoga dell'azione
Mantra Yoga della preghiera
Hatha Yoga del controllo del corpo
Raja Yoga* del controllo mentale
*di cui Hatha Yoga è una suddivisione
Da ciò capirete che gli antichi Yogi nella loro saggezza individuarono molti sentieri per i numerosi e differenti temperamenti degli esseri umani".
Lo Yoga è per tutti. Non conosce limiti di età, di condizione e di credo religioso, ma trovare "un autentico Yoga" come scrive David Donnini (2) "non è l'anelito a riprodurre i connotati esteriori della cultura indiana, la sua componente folcloristica, o il fanatismo per la sua letteratura e la sua filosofia"...."è il desiderio di trovare uno strumento cosmopolita efficace per il recupero di valori e contenuti evolutivi autentici" mai così necessario come in questo momento storico della umanità e del nostro pianeta.
Se la pratica Yoga non sarà limitata al tempo e al luogo di una seduta, ma sapremo applicarla al nostro vivere quotidiano, attraverso uno dei tanti sentieri indicati dall'antica saggezza, sarà l'inizio di una conquista verso una migliore qualità della vita.
Tutto ciò che è scritto non ha in alcun modo pretese didattiche, vuol essere solo una testimonianza. Se avrà suscitato interesse e il desiderio di avvicinare lo Yoga anche in una sola persona ne sarò felice.
Parma, Nov. 1997
OM SHANTI
Tiziana Catalano
(1) YOGA di James Hewitt, ed. Cox and Wyman Ltd., London, Reading and Fakenham. 1963
(2) CAPIRE LO YOGA di David Donnini, ed. Hermes Edizioni, 1988
Scoprire lo Yoga II di Tiziana Concari
Parte seconda Scoprire lo yoga
Le asana.Che cosa sono?
Le asana sono gli esercizi, o meglio,le posture che costituiscono la base di Hata Yoga.
Con i movimenti, la respirazione e il controllo del mentale diamo inizio ad un lavoro su noi stessi che si porterà ad una conoscenza profonda del nostro corpo. Non stanchiamoci mai di ripetere questa semplice formula: la conoscenza conduce al Centro: la nostra vera, immutabile essenza.
Mi piace qui ricordare la mia Maestra che amava ripetere: Yoga non è "fare", noi non "facciamo" i nostri esercizi. Yoga è"sentire", "essere". Io "sono"la mia postura. La pratica ci condurrà a tutto questo, per quanto difficie possa sembrare il concetto.
Non è questa la sede - nè sono qualificata per farlo - per proporre le asana nella loro esecuzione. Esistono per questo le scuole di Yoga dove l'apprendimento"dal vivo", è a mio avviso, indispensabile per iniziare seriamente il cammino; ed esistono magnifici testi di fajos_i maestri che saranno in seguito altrettanto indispensabili per la nostra continua ricerca e il desiderio di conoscenza.
Vi invito solo a mettervi comodi sul vostro ideale tappetino per ascoltare quanto benefiche saranno le nostre asana quando saremo padroni della tecnica per eseguirle, tenendo presente che, come dice Andrè van Lysebeth (1), "l'efficacia di una asana non dipende solo dalla tecnica, ma dalla concentrazione mentale con la quale è eseguita."La postura ha i suoi tempi. Tenere la postura significa permettere che la sua azione raggiunga e coinvolga i nostri organivitali, loscheletro, il mentale.
Ancora A.van Lysebeth ci esorta: "Nello Yoga la lentezza è il segreto di un rapido progresso..."(2).
Ogni asana può avere uno o più obiettivi - vertebre,nervi,ghiandole, cuore, ecc. - portando loro energia e vigore oppure equilibrio e quiete.
Dopo molti anni di pratica Yoga ho apprezzato personalmente in circostanze gravissime che cosa significhi, per esempio, poter contare sulla scioltezza delle membra per uno sforzo fisico gravoso e prolungato nel tempo e il supporto di un mentale che non rompe gli argini, non va in tilt. Questo è lo Yoga applicato al nostro vivere quotidiano, per superare le prove dure della vita e ci fa capire quanta saggezza e quale profonda conoscenza del corpo e dell'essere umano avessero gli antichi yogi.
Da ogni semplice postura fondamentale (come torsione, flessione, estensione, ed alcune altre, che sono relativamente poche) ne derivano MOLTE e complesse; complesse a tal punto che solo gli adepti riescono ad eseguire. A questo proposito James Hewitt (3) scrive: " Nel Gheranda Samhita leggiamo che esistono 8.400.000 asanas descritte da Siva"...e ancora "Le posture sono tante quante sono le cerature viventi nell'Universo."
Non ci spaventi la citazione di Hewitt nè ci scoraggi nell'approccio allo Yoga, anzi, proprio nella sua vastità ognuno può trovare la propria dimensione.
Anche in questo i maestri ci vengono in aiuto: ognuno si applichi entro i propri limiti ed i propri tempi. Il mondo delle Asana è costellato di richiami al regno animale, a quello vegetale ed alla natura nella sua varietà. Per esempio nella loro denominazione abbiamo Simhàsana (Leone), Ustràsana (Cammello), Pakinàsana (Gabbiano), la postura del loto (Padmàsana), l'albero (Virksàsana, la montagna (Tadàsana) e così via in una miriade di profondi riferimenti a tutto il mondo che ci circonda e di cui facciamo parte. Ne porterò ad esempio una sola perchè chi legge possa meglio comprendere.
L'albero (Virkàsana). E' una postura bellissima, non facile ai primi tentativi. Sviluppa il senso dell'equilibrio (fisico e psichico), tonifica l'apparato respiratorio, tonifica il sistema nervoso, massaggia lievemente il cuore.
Esecuzione: siamo in èposizione verticale, piedi uniti, braccia lungo il corpo. Visualizziamo ciò che sarà la nostra postura (come la figura riportata in fondo che è una leggera variante in quanto è in realtà la Garudàsana). Lentamente scarichiamo il peso del corpo sulla gamba sinistra, sulla quale ci sentiamo fermi, ben radicati.Piegando la gamba destra si afferra la caviglia e si appoggia il piede contro il piatto della coscia sinistra. Inspirando lentamente e profondamente ci portiamo le braccia la di sopra della testa con le mani unite. Respirando regolarmente si "tiene" la posizione, immobili e concentrati, per qualche minutoportando l'attenzione sulla gamba tesa, sul piede che regge il corpo e sul respiro centrale. Lentamente si scioglie la posizione e si ripete sull'altro lato.
Significato di questa posizione: " Se guardiamo un albero, notiamo per prima cosa il grosso tronco e la chioma. Che cosa ricordano? L'allineamneto, la verticalità, la solidità. Esiste un equilibrio tra l'espansione dei rami della chioma ed il sistema radicale che scende in profondità..." (4).
"L'importanza fisica e spirituale che l'albero ha avuto per l'umanità dall'inizio dei tempi, viene dijos_trata da numerose leggende legate alle più antiche civiltà..." (5).
I miti riferiti all'albero li troviamogià tra gli antichi Sumeri che parlano dell'albero come di un tempio, di un legame tra cielo e terra..." (6).
Troviamo la sacralità dell'albero nell'antica civiltà cinese come dimora delle anime degli dei.
Anche nei miti dell'Occidente l'albero è simbolico; nei racconti scandinavi, nella civiltà omerica ed in quella cristiana.
In tempi più recenti ho visto personalmente che a volte una famiglia piantava un albero per la nascitadi un figlio o alla memoria di una persona cara. E' una consuetudine di grande significato e certamente viene da molto lontano. Quando siamo in postura ci sentiamo ben radicati sulla terra, solidi, in perfetto equilibrio. Con le braccia protese verso il cielo, verso la luce del sole, siamo un ponte che ci unisce all'Universo.
Chiudo con un pensiero di Iyengar ed un ringraziamento a tutti coloro che hanno avuto la curiosità e la pazienza di leggere queste piccole note. Se vorranno procedere con me in questa entusiasmante scoperta avranno modo di riflettere sull'importanza della respirazione, del rilassamento e del controllo, non coercitivo, sia ben inteso, del nostro mentale.
"Come fa un albero a sapere di fare ombra e che questa ombra è un bene?....Come sapete voi a che altezza vi trovate?....Andate avanti..." (B.K.S.Iyengar)
OM SHANTI
Tiziana Catalano
Melegnano settembre 2003
(1), (2) Imparo lo Yoga di Andrè van Lysebeth - Mursia Editore. 1995.
(3) Yoga di James Hewitt. Editore Cox and Wyman Ltd. - London, Reading and Fakenham. 1963.
(4), (5), (6) Hata Yoga - Il linguaggio nascosto di Swami Sivananda Radha. Edizioni Red. 1993.
I veri Sensei nella vita
Ho passato in questo periodo un momento molto difficile per la salute di mia madre. Contemporaneamente un caro amico, il Maestro Maurizio Savio stava passando un periodo analogo con i suoi familiari. Questa vicenda ci ha unito ancora di più e fatto comprendere che i veri Sensei nella vita spesse volte non siamo noi che pratichiamo e insegnamo ai nostri adepti le arti marziali ma proprio coloro che, vicini a noi nella vita, hanno saputo affrontare i loro appuntamenti col destino con la forza che solo rari uomini sanno dimostrare. Una forza interiore che viene coltivata in silenzio e con umiltà nell'arco di un'intera esistenza. La stessa forza che ci veniva trasmessa da giovani mentre, noi figli, percorrevamo le nostre strade di vita con l'energia e la voglia di vivere tipiche di quelle spensierate fasi della gioventù. Ci ritenevamo invincibili e le parole sagge dei genitori ci modulavano l'animo e ci trasmettevano i giusti precetti per una "Via" fatta di modestia ed umiltà aiutandoci dunque a mettere da parte l'arroganza giovanile nonchè l'incoscienza di chi vede una vita intera e senza pericoli di fronte a se. Oggi siamo uomini cresciuti, abbiamo ascoltato le grandi parole dei nostri meravigliosi genitori, abbiamo chi figli e chi compagni di vita, siamo uomini insomma che dovrebbero a loro volta portare quei grandi insegnamenti ai più giovani ed alle persona amate. Tuttavia mi sento di affermare che ancora la strada è lunga e non basta essere praticanti da una vita, abituati al confronto fisico e psicologico, alle delusioni che comunque arrivano nel tempo, alle grandi sofferenze che il percorso già ci ha riservato. Dobbiamo ancora arrivare ad essere "Grandi" come loro, imperturbabili samurai che sanno affrontare le sentenze sulla propria vita con la forza ed un coraggio che per noi "piccoli uomini" sarebbero forse insuperabili. Mi sento ancora lontano e il mio messaggio che vorrei passasse in queste poche righe è che io, e penso anche l'amico Maurizio, continueremo sempre di più a trasmettere i grandi valori della vita ai nostri figli ed ai nostri allievi perchè non è la gara, non è la competizione, non è la bravura tecnica nel dojo a renderci persone migliori, ma è la grande forza positiva che portiamo in noi e che solo il tempo e l'umiltà nel vivere quotidiano possono darci. Impegnarsi ogni giorno con un proprio mantra per non essere egoisti ma darsi con forza e generosità a coloro che hanno bisogno di noi e perseverare nel nostro intento di fare ogni giorno qualcosa in più per qualcuno e qualcosa in meno per il nostro ego. Queste persone oggi hanno lottato con un'energia straordinaria e hanno il desiderio di proseguire con ancora più forza la loro esistenza dopo aver vinto questo vero kumitè. La cosa più incredibile è che non sono karateka, non sono praticanti ma sono e restano i veri Sensei della vita. Devo anche incitare i giovani lettori a perseguire strade di studio e lavoro coraggiose come quelle intraprese dalle persone che hanno aiutato i nostri familiari a lottare con tanta determinazione. Parlo di uomini rari e meravigliosi che sono coloro che praticano la medicina e la chirurgia d'eccellenza. Uomini che nella loro "missione esistenziale" hanno deciso di salvare e ridare altre occasioni di vita a coloro che si affidano a loro. Sono persone straordinarie che fanno cose straordinarie ed ai quali deve andare tutta la nostra gratitudine. Anch'essi grandi Sensei che lavorano con umiltà e perseveranza nella ricerca di un futuro migliore per tutti noi. Il mio ringraziamento personale va all'unita di Chirurgia e Trapianti dell'Ospedale Maggiore di Parma e nella fattispecie al Prof. Paolo Dell'Abate che, oltre ad essere un uomo di rara bravura nella propria specialità medico-chirurgica, sa anche infondere vera fiducia e coraggio ai suoi pazienti, e non solo, attraverso il suo operato professionale ed un comportamento inappuntabile fatto di onestà, generosità ed umanità nei confronti di coloro che segue con grande discrezione ma assoluta e costante presenza. Un uomo che sa cogliere ogni minima sfumatura senza mai mostrare la propria vera autorevolezza. Ovviamente il mio ringraziamento ed apprezzamento va anche a tutta l'equipe del Professore, chirurghi, anestesisti, infermieri ed assistenti di reparto. Un grazie davvero sincero.
Dico ai giovani di cogliere questi messaggi forti ed imparare da grandi persone come i nostri genitori e molti uomini eccellenti come quelli appena menzionati che la strada dell'umiltà, dell'impegno, della perseveranza, della determinazione, della generosità e della grande forza interiore a fronte di grandi sofferenze, sono la vera essenza delle cose. Il grande vero "Precetto della Via" è proprio questo e dobbiamo imparare che i nostri veri "Sensei nella Vita" meritano amore e rispetto incondizionati perchè solo da loro impareremo a camminare.
Virtual Sensei, una nuova tecnologia per la mappatura e la parametrizzazione computerizzata delle tecniche di Karate. Tempo fa presentai sul sito questa tecnologia. Oggi ho ripreso il tema ed aggiunto le ultime NEWS.
Alessandro Timmi, un giovane studente universitario, esperto informatico nonchè praticante di Karate ha ideato e messo a punto un sistema di rilevamento computerizzato delle tecniche applicate (da atleti) che, una volta rilevate possono essere utilizzate da un sistema informativo per dare una serie di importanti informazioni come l’energia cinetica (rotazionale e traslazionale) e le velocità dei singoli segmenti articolari e del corpo umano nella sua interezza. Ciò può portare a risultati estrememente utili per la "messa a punto" di atleti, soprattutto di alto profilo, dando informazioni atti a migliorare anche la loro preparazione. Lo strumento può inoltre aiutare gli stessi atleti nel confronto con altri atleti "registrati" per comprendere meglio il proprio stato preparatorio. L'informatica dunque al servizio dello sport. Un plauso all'ideatore di tale tecnologia.
E' stata inoltre rilasciata la versione Lite gratuitamente scaricabile dal sito.
http://www.virtualsensei.it/2011/09/virtual-sensei-lite-released/
Ora chiunque, in tutto il mondo, potrà fare i suoi test, a casa o in palestra, con una spesa minima ( circa 100 euro per l'acquisto del sensore Microsoft Kinect)
Intervista ai professori Pennestrì ed Aschieri che hanno seguito i test effettuati sugli atleti FILJKAM con Virtual Sensei.
Corsi al Heian Dojo 2011
I corsi di Karate presso il Club "Heian Dojo" di Basilicanova (Parma) iniziano il 3 ottobre 2011. Per chi fosse interessato pubblichiamo di seguito giorni ed orari.
Gli orari dei corsi saranno i seguenti.
Lunedì :
18.30-19.30 - Principianti e Intermedi sino alla Cintura Verde.
19.30-20.30 - Corso Avanzati.
Mercoledì :
19.00-20.00 - Principianti e Intermedi sino alla Cintura Verde.
20.00-21.00 - Corso Avanzati.
Riprendo un tema a me assai caro e sul quale vengo sovente chiamato in causa. Non volendo dare delle risposte ad personam ho ritenuto utile raccogliere le idee e trasmettere un mio pensiero in merito alla questione del Kaisai no Genri e che possa essere letto da tutti coloro che ritengono importante approfondire certe metodologie di lavoro nel Karate.
Apro un breve inciso per coloro che non conoscono le mie posizioni in merito alle tematiche circa il karate sportivo ed il karate tradizionale. La diatriba tra sportivo e tradizionale è infinita ma se facciamo un viaggio indietro nel tempo e proviamo a svestirci di quella visione "moderna" delle cose, assolutamente differente da come veniva interpretata la pratica delle arti marziali secoli fa, forse capiremmo che bisogna avere l'umiltà di accettare la storia senza porci in modo troppo critico di fronte a quanto detto e scritto dai nostri antichi maestri. Non ho mai voluto intromettermi in certe discussioni o confronti di scuola. Credo fermamente nel fatto che la prima regola sia quella di documentarsi bene prima di esprimere pareri su argomenti importanti per la salute delle arti marziali. Ho conosciuto Maestri che mi hanno non solo insegnato tanto Karate, ma che mi hanno permesso di fare una "lettura retrospettiva" delle arti marziali senza quell'arroganza intellettuale tipica di persone che hanno spesso confuso i propri ruoli all'interno dei loro contesti sportivi con quanto la cultura tradizionale delle ati marziali ci ha invece trasmesso nei secoli. Soltanto la profonda conoscenza delle questioni legate al loro giusto contesto storico possono darci risposte corrette. Coloro che parlano, giudicano o si arrogano il diritto di argomentare senza aver sacrificato tempo e lavoro per conoscere a fondo certe tematiche non meritano considerazione, perlomeno la mia. Questo spiega le mie posizioni, oggi, assolutamente indipendenti e svincolate da qualsivoglia organismo federale in virtu della mia libertà intellettuale che si esprime secondo quanto da me appreso in decenni ormai di lavoro e di studio su certa materia. Materia che non devo sentirmi di condividere con chicchessia solo per apparire migliore agli occhi dei più. Sono sempre le persone a noi vicine che possono essere i veri arbitri del nostro operato, nel bene o nel male.
"Nel 1991, in Giappone, Shihan Toshio Tamano, allievo del grande maestro Seikichi Toguchi (caposcuola Shorei-Kan), pubblicava il testo "Kaisai no Genri" ovvero la teoria del karate. E' il primo ed unico libro a parlare della teoria segreta del kata classico, un insieme di antiche norme codificate trasmesse dal maestro Chojun Miyagi al maestro Toguchi e quindi al maestro Tamano. Il testo ha avuto un enorme successo in Giappone ed ha aperto una nuova era nella storia del karate". (Fonte http://www.shorei-kan.com )
La decodifica del kata alla scoperta del cosiddetto codice nascosto.
Un articolo da leggere e assolutamente indispensabile per chi crede nella continuità del karate tradizionale. Articolo pubblicato sul sito www.shorei-kan.com. Intervista allo Shihan Toshio Tamano. Da leggere.
Capire il nostro passato può forse dissipare la nebbia di cui è avvolto il presente? Come possiamo penetrare anni, secoli di alterazioni storiche e mistificazioni opportunistiche, per risalire alla verità originale? Come setacciamo i fatti di allora per separare la pula dei falsi miti dal biondo grano della più credibile attualità? Come possiamo capire la nostra vicenda culturale così da sapere chi eravamo e quindi chi siamo ora?
Per quanto mi riguarda avevo sempre creduto (anzi ne ero convinto) che quello direttamente portato in Italia nel 1964 dal M. Hiroshi Shirai (neo campione del Giappone nel kumite e nel kata Shotokan targato J.K.A.) fosse karate made Japan e, in quanto tale, a tutti gli effetti quello tradizionale. A distanza di poco meno di mezzo secolo, mi tocca prendere atto che una corrente interna alla Federazione da egli stesso fondata verso la fine degli anni ottanta: la super ortodossa FIKTA (Federazione italiana karate tradizionale e affini), mette in dubbio che lo Shotokan già proposto dal grande Maestro possa considerarsi “Tradizionale”, bensì una sorta di eccellente “studio evolutivo” da egli stesso “firmato”. Intanto, lo Shotokan autenticamente fedele alla tradizione sarebbe quello (e solo quello) praticato dalla J.K.A di Tokio. E’ ovvio che mi guarderò bene dall’entrare nel merito della faccenda salvo, a questo punto, poter affermare di averne viste e sentite veramente tante in questo stravagante mondo marziale. Ciò che invece mi preme fortemente (prendendo spunto da tale curiosa vicenda) è riuscire a ragionare con voi su chi (singolo Maestro o Federazione o associazione o gruppo che dir si voglia), e soprattutto in base a quale parametro “universale”, possa arrogarsi il diritto di dichiarare: ebbene sì, io e solo io, sto praticando l’unico vero del tutto originale “Tradizionale”.
Sette parole che hanno un immenso significato erano parte del verbo del Bushi, il guerriero, colui che mette la propria vita a disposizione della giustizia.
Queste erano:
(YUKI = CORAGGIO)
(JIN = UMANITA’)
(GI = CORRETEZZA)
(REI = CIVILTA')
(MAKOTO = ONESTA')
(CHUDGI = LEALTA')
Tutto ciò per introdurre un tema che oggi più che mai affligge la nostra culturala e la società di cui siamo parte integrante, un "male" del vivere quotidiano come avrebbe detto Cesare Pavese. Parliamo dell'angoscia quotidiana.
Questo sito non rappresenta una testata giornalistica e viene aggiornato senza alcuna periodicità, esclusivamente sulla base della disponibilità del materiale. Pertanto, non è un prodotto editoriale sottoposto alla disciplina di cui all'art. 1, comma III della L. n. 62 del 7.03.2001.