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giovedì 17 ottobre 2019

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I Kata e le scuole del Naha te PDF Stampa E-mail
Come abbiamo detto, i kata sono serie prestabilite ed ordinate di movimenti che il praticante esegue da solo, nella più totale concentrazione, rispettando tempi di esecuzione, velocità, direzioni, respirazione, gestualità e ritmo. Per prima cosa è importante ricordare che la prima tecnica di ogni kata rappresenta sempre una gestualità di difesa, a conferma dello spirito difensivo del karate (karate ni sente nashi) e che ogni kata tradizionale inizia e finisce nello stesso punto (embusen). Durante tutta l'esecuzione di un kata va mantenuta costante l'attenzione e la concentrazione (zanshin), ogni tecnica deve essere accompagnata dal kime e, ove richiesto, deve essere emesso il kiai. La respirazione, prevalentemente addominale, non deve essere forzata e tantomeno deliberatamente sonora. Diversi sono i modi per interpretare un kata: in maniera lenta e decontratta al fine di apprenderlo, decontratto ma rapido per allenare gli spostamenti e l'equilibrio, a velocità e contrazione sostenute per verificare i progressi, con lentezza ma grande contrazione per sviluppare la tonicità muscolare e la potenza, con un partner per comprenderne l'applicazione (bunkai). L'apprendimento dei kata, prima dell'avvento delle scuole moderne caratterizzate dalla pratica di massa, avveniva sulle basi dell'insegnamento "i shin den shin" ovvero "da me a te", passando da tre stadi chiamati "shu" (seguire la forma), "ha" (continuare senza sforzo di apprendere) e "ri" (abbandonare il modello). La realizzazione di quest'ultimo stadio non può avvenire lavorando su di un'unica scuola, poichè a causa delle note variazioni subite nel tempo, il contenuto di ogni kata risulta frammentato e recuperabile soltanto osservandone le variazioni storiche, considerando inoltre che ai tempi della codifica dei kata, i praticanti spesso erano esperti di diverse arti di combattimento, dalle quali hanno attinto tecniche divenute poi caratteristiche del kata stesso. Da notare i soventi richiami all'uso del bastone ed alla difesa da esso presenti in molti kata, le tecniche di proiezione, i riferimenti all'arte della spada ecc.. Un altro punto importante da sottolineare è quello del sistema di trasmissione dell'arte che avveniva tra maestro ed allievo nei tempi precedenti al 1900, ovvero il soto deshi e l'uchi deshi. Per soto deshi si intende il discepolo "esterno". Un maestro poteva avere diversi discepoli esterni, ai quali veniva insegnata l'arte da un punto di vista superficiale, un apprendimento delle circostanze apparenti, ove le tecniche erano quello che sembravano essere. Lo uchi deshi (discepolo "interno" detto anche kage deshi (discepolo dell'ombra), veniva istruito dal maestro in maniera più profonda, anche dal punto di vista spirituale, l'arte gli veniva proposta in tutte le sue sfumature più remote, i kata venivano illustrati con le corrette chiavi di lettura in maniera tale che le tecniche, oltre ad essere quello che sebravano, potessero venire intrepretate come la volontà di perseguire obiettivi più reconditi, a volte celati volutamente nelle tecniche stesse (kakushi te = le mani invisibili, nascoste). Generalmente poi, quasi ad essere un illogico comportamentale, ma giustificato dal fatto di voler mantenere segreta la vera essenza dell'arte, la successione quale caposcuola veniva affidata ad un soto deshi, fatto che portava inevitabilmente ad un impoverimento della disciplina, poichè il successore eliminando in seguito movimenti o tecniche apparentemente inutili o sofisticate, delle quali non aveva appreso il giusto significato, privava il suo "nuovo" karate di elementi che avrebbero potuto contenere significati importanti. Ricordiamo infine che gli antichi maestri fissavano in tre livelli lo studio e l'approfondimento dei kata: l'esteriore, l'interiore ed il superiore. il primo contempla la capacità di muovere il corpo ed eseguire le tecniche con potenza e velocità (concentrazione), il secondo si riallaccia alla necessità di avere la mente in armonia con l'universo e di assumere il giusto atteggiamento spirituale mushin (meditazione), il terzo deve essere una amalgama tra gli altri due, consentendo al praticante di ottenere il "ri", l'evoluzione finale (contemplazione).
I kata del naha te

Passiamo ora ad analizzare i principali e più importanti kata della scuola di Naha, in particolare quelli che maggiormente ne mettono in rilievo le caratteristiche tecniche e gestuali, ed i cui contenuti dijos_trano la grande influenza cinese su questa scuola. Premettiamo che le due scuole riconosciute come originali derivati dal Naha te sono il Goju ryu e lo Uechi Ryu, indicate come appartenenti all'area Shorei. Bisogna comunque ricordare che la classificazione delle scuole in Shorin e Shorei è piuttosto discutibile e comunque grossolana: infatti molte scuole hanno caratteristiche di entrambe le aree, al punto da dover essere classificate in base alla maggioranza dei kata riconosciuti come caratteristici della scuola. Questo è derivato dal fatto che spesso i fondatori di una Ryu furono istruiti da più maestri, e non era così sentita la necessità di dividersi in stili diversi come invece succede oggi La scuola Naha te è da attribuirsi a Kanryo Higashionna (1851-1915). Nativo di Naha iniziò la pratica dell'arte con Sokon Matsumura ed in seguito fu istruito da un maestro di Okinawa chiamato Arakaki. Studiò le arti cinesi di Fukien durante i suoi soventi viaggi in Cina sotto la direzione del maestro Liukung. Ritornato definitivamente ad Okinawa sviluppò il Naha Te.
 
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