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Nel marasma delle modifiche e dei cambiamenti, dove tutti sono autorizzati a operare il loro ritocco, emerge sempre il problema dell’ esteriorità rispetto alla praticità del gesto, Ura e Omote.
Come dice un caro amico, però, viene a galla il problema “funziona o non funziona ” che tuttavia molti praticanti non si pongono più. Succede così che si perde di vista questo punto di partenza e qualsiasi "ritocco" è giustificato e tutti i principi marziali vengono alterati.
Alcuni insegnano vari passaggi dei kata che non esistono se non nel
artefatto camuffamento di una “finta marzialità ” che porta gli stessi
a “modificare” i kata senza averne appunto l’autorevolezza e un sensato
motivo pratico.
Addirittura vengono proposte varianti utili solamente per aggiudicarsi
in gara dei punteggi più alti e non allo scopo di migliorare
l’efficacia del colpo.
Sempre più spesso si confonde l’esecuzione dei kata con una forma di
gara di bellezza che mescola gesti “suntuosi” con una specie di
movimento guerresco che però non trova l’appropriato riscontro nella
applicazione reale del combattimento, è come quando si porta a
partecipare ad una mostra canina un cane nato per la difesa e per la
protezione della proprietà dove l’animale viene valutato esclusivamente
per le proporzioni, la bellezza del pelo o per il portamento e non per
l’efficacia del suo ruolo allo stesso modo il kata e il karate non sono
una “gara di portamento”, bensì gesti che racchiudono un trattato di
arte bellica condensato nei secoli e su diverse esperienze reali che
in ogni caso devono rispondere sempre a tale vincolo.
Dopo questo proemio vorrei parlare della differenza tra il calcio
yokogeri keage e il kekomi, ci terrei, inoltre, a ribadire che per
quanto riguarda i kata shotokan l’unico esempio di calcio laterale
kekomi lo troviamo nel kata Nijushiho, mentre in tutti gli altri kata
lo “yokogeri è sempre keage”.
L’esecuzione del calcio in forma keage prevede che l’allungo della
gamba e dell’anca avvenga veloce e frustato, ma comunque,
contrariamente a quanto credono molti praticanti, anche in questo
genere di esecuzione esiste il movimento dell’anca che deve descrivere
una traiettoria simile a quella del pendolo e muoversi verso in
bersaglio con un gesto di abduzione
( allontanamento dal piano mediale del corpo).
Mentre, anche se è sempre per abduzione, risulta diversa
l’escursione dell’anca nel calcio kekomi: in questo caso l’anca si
posiziona sul piano trasversale del corpo e il gesto assomiglia a
quello di uno “stantuffo” che spinge in direzione del bersaglio,
kekomi(stampato).
La tecnica di calcio keage per un inesperto sembra la stessa del
kekomi, tuttavia, differisce molto da quella kekomi, non a caso il
gesto per essere applicato nel modo corretto deve rispettare alcune
regole fondamentali della biomeccanica del corpo: in questo senso più
basso è il baricentro, maggiore è la stabilità del corpo. Si ricava
stabilità quando la base d’ appoggio è diretta nella direzione della
movenza, per tale motivo il piede, la schiena, l’anca, o un
particolare segmento del corpo, se girati nel senso opposto della
tecnica, oltre che essere fisiologicamente dannoso per il praticante e
scorretto dal punto di vista tecnico, rendono il gesto instabile e
inefficace sotto l’aspetto marziale.
Ciro Varone
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