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REI - Il significato più profondo del Karate do PDF Stampa E-mail

Nella stesura dello Shoto Niju Kun, importante enunciazione dei 20 precetti fondamentali del Karate do scritti attorno al 1928, il Maestro Gichin (pronuncia Ghicin e non Gichin come spesso si sente) Funakoshi inizia con: "il Karate comincia e finisce con il saluto".

Questa circostanza lascia ben intendere quanto fosse importante per il Maestro la cerimonia del saluto. Ma vediamo con precisione, prima di passare ad approfondimenti storici e filosofici, come si affronta tecnicamente la cerimonia del saluto, in maniera corretta e tradizionale. Premetto che se il saluto viene eseguito in gruppo, ad esempio all'inizio di una lezione, i comandi per effettuare la successione dei gesti saranno impartiti dall'allievo anziano del corso stesso chiamato Sempai, che si porrà di fronte al Maestro alla sua sinistra, capofila di tutti i partecipanti disposti in ordine decrescente di grado su una o più file ordinate. Il Sempai chiederà di prepararsi al saluto enunciando a voce alta: "Motonoichi, Musubi dachi", allorchè la o le file saranno disposte in maniera precisa il Sempai ordinerà il Rei. Esistono due tipi di saluto: "Taci Rei" (saluto eretto) e "Za Rei" (saluto da seduti). Per una corretta esecuzione di Taci rei assumere la posizione di Musubi dachi (talloni uniti, punte divaricate, busto eretto, braccia lungo i fianchi, spalle rilassate e nuca perpendicolare,torace aperto). Al comando rei inclinare di circa 15° il busto in avanti, avendo cura di non incurvare la colonna. Rimanere nella posizione per circa 2 secondi e ritornare alla posizione iniziale. Per effettuare Za Rei partire dalla stessa posizione iniziale di Taci Rei. Al comando seiza (sedersi) flettere le ginocchia mantenendo il busto eretto, le mani sui quadricipiti, i gomiti aderenti al busto, poggiare a terra il ginocchio sinistro davanti a noi ed aprire di 90° il ginocchio destro mantenendo lo sguardo avanti, poggiare il ginocchio destro vicino al sinistro (la distanza tra le due ginocchia deve essere di circa due pugni. Nella pratica tradizionale le femmine tengono le ginocchia unite), appoggiare il collo dei piedi a terra, sovrapporre l'alluce destro al sinistro e sedersi sui talloni badando di effettuare tutti i movimenti mantenendo la schiena diritta e lo sguardo avanti, al comando rei appoggiare la mano sinistra davanti al ginocchio sinistro mantenendo lo sguardo avanti, subito dopo appoggiare la mano destra davanti al ginocchio destro. Le mani saranno orientate diagonalmente in avanti. Flettere le braccia ed inclinare la schiena in avanti senza piegare la testa e senza staccare i glutei dai talloni. Arrivare con la fronte a circa 25 cm da terra con lo sguardo in mezzo alle mani. Rimanere nella posizione per circa 2 secondi e rialzare il busto muovendo prima la mano destra e poi la sinistra Al comando "kiritzu" (alzarsi) o "tate" (verticali) unire le ginocchia, e sollevare il busto, appoggiare il piede destro di fianco al ginocchio sinistro, spingersi indietro e rialzarsi raggiungendo con il piede destro il piede sinistro nella posizione musubi dachi. Generalmente il saluto eretto (taci rei) si esegue prima di una competizione o di una interpretazione tecnica, entrando ed uscendo dal tatami o per salutare in maniera tradizionale un maestro od un compagno, mentre il saluto in ginocchio si usa all'inizio ed alla fine della lezione. Il Sempai darà il comando seiza dopo che il Maestro si sarà inginocchiato. Tutti i partecipanti scenderanno contemporaneamente. Il comando kiritzu (o tate) sarà impartito allorchè il Maestro si sarà rialzato. Tutti si rialzeranno contemporaneamente. Questa procedura consente che il Sempai si rivolga ai praticanti e non al Maestro. E' consuetudine eseguire tre saluti. Il primo va eseguito al lato d'onore che generalmente si trova alle spalle del maestro il quale rimanendo in ginocchio si volterà ruotando a sinistra. Ad esempio il tavolo delle autorità nel caso di una manifestazione, il pubblico presente ad una dijos_trazione, o più semplicemente all'effigie del caposcuola affissa alla parete del Dojo. Per questo primo saluto l'enunciato del Sempai, una volta che tutti i praticanti saranno in seiza sarà: "Shomen ni rei" ove Shomen significa "lato di fronte" (il lato di riferimento di ogni dojo e che ha un significato profondo nella filosofia della pratica del karate) e ni è la congiunzione. Il secondo saluto si rivolge al Maestro (che sarà tornato di fronte ai praticanti ruotando in ginocchio verso destra) enunciando "Sensei ni Rei" (Sensei= Maestro). Il terzo saluto si scambia tra i partecipanti al comando di "Otagai ni Rei" (Otagai = compagni,tra noi). Se i maestri sono più di uno è consuetudine che, una volta alzatisi, si salutino tra loro in Taci Rei. Durante una competizione di Kumite sarà necessario effettuare il saluto tra i due combattenti e gli arbitri. Si procederà quindi in questo modo. L'arbitro centrale ordinerà ai due atleti di voltarsi verso il tavolo di giuria e enuncerà Shomen ni rei, quindi li inviterà a voltarsi verso di lui per lo "Shimpa ni Rei" (Shimpa = arbitro), ed infine si effettuerà lo Otagai ni Rei tra i due contendenti stessi. Procedura inversa alla fine della gara. Purtroppo negli ultimi anni si è assistito ad una perdita di atteggiamento marziale e culturale nel salutarsi prima della competizione. Credo che sarebbe utile ritornare ad una maggior attenzione verso questa cerimonia, effettuandola con il giusto impegno, con la calma necessaria e rivolgendo tutta la persona e non soltanto lo sguardo, verso chi si deve salutare Una riflessione molto importante sulla direzione degli occhi durante il saluto: abbiamo detto che la testa non deve mai flettersi ma deve rimanere in asse con la colonna vertebrale durante l'inclinazione del busto, lo sguardo di conseguenza rimarrà sempre perpendicolare all'asse della schiena. Anche salutando un avversario di gara non dovremo preoccuparci di guardarlo, infatti nella cultura tradizionale sarebbe una mancanza di onore sferrare un attacco durante il saluto mentre ci si sta promettendo "rispetto e correttezza", significati lati dell'ideogramma Rei.

Ilio Semino

 
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