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Intervista al Maestro Sauro Somigli PDF Stampa E-mail

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Intervista tratta integralmente dal sito delle Discipline Orientali UISP per gentile concessione.

Per andare a leggere l'articolo originale sul sito della UISP Discipline Orientali clicca QUI.

...Nel corso della storia della Lega Arti Marziali prima e dell’Area Discipline Orientali ora, il M° Sauro Somigli ha collaborato con l’Associazione in vario modo a seconda del proprio percorso di vita. Oggi il M° Somigli è tornato stabilmente in Italia e all’insegnamento a tempo pieno.

...M° Somigli quando e come ha iniziato la sua pratica marziale?
Ho iniziato con il karate nel 1967 a Firenze con il maestro Dino Piccini, non e' stato un amore a prima vista, ero tra coloro che pensavano che il karate spaccasse le tavolette e fosse violento, fui convinto da un maestro di ballo che persi di vista dopo poche lezioni. I corsi non erano molto numerosi, ero il piu' giovane del gruppo e questo contribuiva a farmi sentire impegnato nel frequentare. La pazienza, la passione e l'entusiasmo del maestro Piccini mi facevano sentire "necessario" a quel gruppo. Dopo un paio di anni mi presento' al maestro Shirai che poi ho seguito per 18 anni circa.

...Quali sono stati i momenti salienti della sua formazione e quali i Maestri che hanno avuto maggiore importanza?
Trovo difficile elencarli perchè molti episodi appaiono insignificanti in una mera citazione. Certamente i momenti importanti sono stati tutti quelli in cui la mia curiosità è stata più forte della pigrizia facendomi andare ad osservare e vivere altro, partendo dall'abbandonare il cosiddetto posto fisso per lanciarmi nella mischia dell'"incertezza". Come maestri, a parte i già citati Piccini e Shirai per il karate, ho avuto molte persone importanti nella mia formazione, tra queste altri maestri giapponesi per il karate, insegnanti inglesi all'inizio del percorso con il Taiji Quan, poi insegnanti cinesi sia in Italia che in Cina. Stesso discorso per lo Yoga con insegnanti italiani e indiani; ricordo con simpatia l'insegnante di massaggio tailandese a Bankok e gli interessanti scambi con un insegnate di aikido durante il periodo londinese. Poi a Kathmandu un insegnante di Yoga e uno di danze charja (danze sacre). Per il kendo ebbi un insegnante giapponese in Italia e un insegnante inglese a Londra. Tante esperienze e travaso di conoscenze senza un sentimento unico e incondizionato di dipendenza, ma il rispetto da riconoscere verso chi ha contribuito alla mia crescita.

...Lei è stato un agonista e un tecnico di alto livello, poi ad un certo punto della sua vita ha sentito il bisogno di cambiare radicalmente il suo percorso. Cosa l'ha spinta?
La mia vita agonistica è stata un disastro per dieci anni, perdevo tutti gli incontri ai primi turni: non riuscivo a capire il senso di ricevere e dare colpi. Poi decisi di cambiare qualcosa nella testa e in due anni vinsi un po' di gare compreso il campionato italiano. Fu un primo importante momento in cui capii l'importanza dell'approccio mentale, avevo 27 anni e decisi di chiudere con le competizioni, altre cose sentivo nascere intorno a me. Nello stesso momento decisi di lasciare il posto di dipendente pubblico per iniziare un nuovo cammino in cui ancora adesso mi sento di percorrere, ecco perche' non lo definirei un bisogno ma un naturale svolgersi delle cose che potrebbero essere gia' scritte.
Il percorso mi ha portato a sentirmi molto legato al territorio e al lavoro di insegnante e di praticante, ricordo gli anni dal 1978 al 1990 trascorsi quasi ininterrottamente ad insegnare, compresi i giorni di festa, molti allievi passarono in quel periodo, ancora oggi incontro alcuni di loro ricevendo nostalgici ricordi di quel momento. Questo periodo si concluse fisiologicamente, non avevo piu' il gusto della scoperta, la curiosita' e l'entusiasmo stavano lasciando il posto alla consuetudine, sentii con chiarezza che era giunto il momento di andare per altre vie. Avevo già trascorso un periodo di studio a Londra e decisi di andare come insegnante in quella città, ci sono rimasto per tre anni, poi un anno a Parigi e uno a Maiami, poi il rientro in Italia e la voglia di conoscere meglio una parte dell'Oriente.  Nel 1996 fondai Apeiron una onlus che si occupa di diritti umani rifacendomi ad alcune leggi delle arti marziali in cui il rispetto e l'offrirsi all'altro è un punto della ricerca e dell'essere. Adesso ho "assolto" a quel compito e mi sento pronto di riprendere a fare l'insegnante a tempo pieno.

...In questa esperienza cosa ha trovato e in cosa si sente arricchito?
La cosa che più mi è rimasta da queste esperienze è     di non dare niente per scontato, di non pensare che solo nel posto dove siamo nati c'è il vino buono e che le altre culture sono strane e difficili da comprendere E' ovvio che per assaporare un modo di essere è necessario essere "puliti" in modo da potere  ricevere, altrimenti partendo da preconcetti e assolutismi si rischia di non avere il giusto messaggio. Per questo pur rimanendo agnostico assaporo con modestia il flusso potente ed energetico di una moschea, di un tempio o di una chiesa, ma anche la semplicità di un modo di alimentarsi, di farsi fare la barba da un barbiere indiano o assistere a comizi elettorali in una lingua che non comprendi. Di solito sostengo che per iniziare a capire un nuovo modo di vivere l'inizio è quando finiscono le vacanze ed inizia il quotidiano facendo il contratto per la luce, aprendo un conto in banca, affittando un casa e sentendo cosa ti dicono per strada quando passi regolarmente dallo stesso punto.

...Dal punto di vista tecnico oggi come descriverebbe l'arte marziale che si sente di proporre?
Non ci sono dubbi che le scuole si caratterizzano per il modo di lavorare, per la tipologia di percorso e per i programmi che attuano, poi ci sono gli stili, i modelli, le interpretazioni personali e gli scopi che ogni arte o disciplina si prefigge di trasmettere. L'arte marziale è già una definizione di per se. E' come ognuno riesce a materializzarla sulla propria persona, in modo che migliori e arricchisca la personalità del praticante che la rende unica. A questo proposito per me arte marziale è dedizione,  pratica, "coltivazione" come amano definirla in Cina, perchè è come fare crescere una pianta: serve trovare il terreno giusto, il seme giusto, il concime adeguato, la recinzione per proteggerla e tutto il nutrimento di cui ha bisogno (acqua e sali) che un insegnante dovrebbe essere in grado di dare. Questa è la parte più dura, ma anche la più interessante e di scambio che possa esserci. Se manca anche qualcuno di questi ingredienti la pianta non cresce e non da' frutti! per questo mi auguro che chi entrerà in contatto con questa pratica riesca a sentire queste cose e a "coltivarle" insieme.
Per questo motivo penso che se durante l'esecuzione di un kata shotokan intuisco che l'allievo ha bisogno di un altro messaggio non esito ad introdurre un momento di yoga o suggerire una meditazione o altre alchimie che possono aiutarlo a crescere in vie diverse, fino a suggerirgli altri percorsi diversi dai miei, con l'intento che la sua pratica sia buona e la sua vita migliore, tuttavia le insidie e le volgarità fanno parte del gioco della vita stessa.

Il sito web del M° Somigli è raggiungibile all'indirizzo http://www.sferologico.it


 
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