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Espressione artistica, arte guerriera o scherma tattica? Contatto o non contatto? Meglio muoversi o rimanere fermi? Pugni o calci? Esiste ancora la distinzione tra tradizionale e sportivo?
Ritengo, obbiettivamente, sia difficile dare una risposta esauriente a tutte queste domande e alle altre mille che, normalmente, ci poniamo nel momento in cui affrontiamo il problema sul tatami sia in veste di docenti che di discenti. Sicuramente il combattimento nelle arti marziali e nelle discipline di combattimento in genere, è arte affascinante e d'effetto e riscuote ovunque attenzione e interesse anche tra i non praticanti. Riuscire a rapportarsi con il compagno di pratica attraverso delle tecniche di braccia e gambe, dimostrare particolare padronanza e abilità conferisce certamente sicurezza e soddisfazione, ma come combattere? Qual è il migliore metodo per riuscire a essere dei bravi kumiteka?
Devo essere sincero, al contrario del kata dove esiste un metodo di
insegnamento più o meno definito, nel kumite, fatte le debite
eccezioni, c'è molta improvvisazione. Questo, forse, dipende dal fatto
che il kumite è sempre stato visto come un'appendice dei kihon e dei
kata ma mai affrontato come effettiva disciplina di combattimento,
spuria da convinzioni tecniciste e retoriche. C'è anche da dire, però,
che chi ha eliminato completamente il rapporto tecnica-combattimento si
trova a scimmiottare, in realtà, una danza aerobica che poco ha a che
vedere con il karate. A molti karateka non vengono fatti praticare i
kihon e i kata perchè ritenuti "dannosi" alla pratica del kumite
sportivo ma questo è un punto ricco di dubbi in quanto, se è pur vero
che si riesce a essere più fluidi e dinamici, si perde automaticamente
il substrato e la forma del karate. Ciò è inevitabile e si vede!
C'è anche da dire che i più forti campioni di kumite soni veri e seri
praticanti di kihon e kata; la loro abilità sta nell'acquisire quella
forma indispensabile a procurare sostanza alla tecnica senza cadere
nella trappola di schemi e passaggi vincolati a movimenti prestabiliti.
Molto spesso sul tatami si vedono atleti che invece di combattere pare
stiano eseguendo il bunkai di un kata: bella tecnica, bella forma, poca
sostanza, poca incentività, poca fantasia, poco kumite, perdendo magari
l'incontro con un atleta che non ha mai eseguito un kata in vita sua.
Non bisogna lasciarsi condizionare dalla tecnica, potrebbe essere
controproducente, bisogna farla propria, collimarla. Julius Evola
diceva: "cavalcare la tigre" e il concetto calza a pennello. Ho
assistito ultimamente a gare di tradizionale ma è stata una pena:
grandi posizioni, tutti pugni, una noia mortale, un karate in bianco e
nero. Non dimentichiamo che il kumite è espressione tecnica e
artistica, è la possibilità di esprimere la propria conoscienza in
maniera libera, non vincolata. Il kumite è combattimento, sia che lo
facciamo con i punti sia in palestra, e tale deve essere. Per non
parlare di un ipotetico kumite che ci potrebbe capitare per strada...
chissà come andrebbe a finire! Sono sicuro che questa domanda se la
sono posta tutti i praticanti sanza mai riuscire a darsi una risposta
convincente. Bhè, si, il kumite inteso come arte marziale è un'altra
cosa ed è molto, troppo lontano sia dal kumite sportivo sia da quello
di tipo tradizionale e, in un certo senso, la responsabilità di questo
è interamente nostra che abbiamo dato e voluto delle piorità logistiche
dimenticando, forse, il senso di quello che stavamo facendo: la
semplice pratica di una meravigliosa e affascinante arte marziale.
Certo occorrerebbero molte ore al giorno per studiare a fondo le varie
facce del kumite e i ritmi della vita quotidiana non ce lo consentono,
ma cerchiamo di praticare intensamente e serenamente per quel poco
tempo che abbiamo a disposizione soffermandoci sui particolari,
talvolta dimenticati, da cui prendere spunto e stimoli per un nuovo
studio e allenamento. Assaporiamo il kumite, ogni tecnica piazzata è
una conquista, non perde l'atleta che ha totalizzato meno punti, ma
colui che crede di aver vinto... Forse oggi sono migliorato un pò!
Ludovico Ciccarelli
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