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Il fatto è abbastanza comune di questi tempi. Viene spaccata la portiera ad un'auto in sosta, vengono sollevati e ribaltati sedili e aperti cassetti, vengono rubati effetti personali, attrezzi e una borsa sportiva contenente l'occorrente per la pratica di una disciplina. Danno certo, economico ma soprattutto morale.
Al mattino vedo lo scempio perpetrato alla mia piccola auto e mi accorgo che manca la borsa del dojo. Resto esterefatto da un gesto che non comprendo. Non è la prima volta che mi capitano episodi simili ma la reazione non cambia mai. Dover accettare un'offesa alla propria dignità. Cerco, come tanti, di vivere in pace e cerco di costruirmi dei valori attraverso il mio vivere quotidiano. Vedersi privare di un bene che in fondo è carico di ricordi, esperienze e fatiche che tipo di soddisfazione può dare a colui che offende? Al di là del danno, che per un atto vandalico da poco conto comunque tocca sempre materialmente, quel che resta è proprio l'offesa ai valori in cui si crede.
Queste persone che ogni giorno irrompono nelle nostre vite senza ritegno, senza permesso, ritenendo di potersi appropriare delle nostre cose alle quali siamo legati da tempo e da affetti e che dopo i loro furti magari buttano tutto in un cassonetto od in un fossato perchè non hanno trovato quanto si aspettano, come credono di potersi integrare con l'onestà e la società di coloro che invece hanno investito risorse per un mondo migliore? Forse a loro non importa affatto. Viene addirittura il dubbio che questi gesti vengano perpetrati per il puro gusto di offendere gratuitamente le persone, per vendicarsi di chissà quale malessere, per far pagare al mondo la loro stessa incapacità di integrarsi in una società onesta e laboriosa. Come uomo sento di dover subire l'offesa e seguire la regola che impone uno spreco di tempo per fare denuncie, chiamare in causa assicurazioni che alla fine non pagano mai, mettere in campo meccanici e carrozzieri che forse son ben felici di incassare per poi ritrovarsi, da ultimo, anche a riacquistare i beni sottratti. Un "girone" che ormai fa parte delle cose della nostra vita. L'accettazione di queste forme di violenza psicologica a cui ormai siamo vaccinati e anestetizzati non provocano più alcuna reazione se non quella del momento. Dobbiamo accettare in silenzio una società che ha preso una identità che ci ritroviamo costantemente sulle pagine dei giornali e dei telegiornali, dove ormai pare che fare violenza al prossimo sia parte della normalità, dove la nostra sicurezza è un optional, dove il "furto" largamente inteso ha una sua valenza rispetto all'integrità, la solidarietà e l'altruismo. Il crimine non provoca reazioni se non quando si è toccati nel vivo. E' un comportamento di rassegnazione totale. Non c'è speranza...Non ci si rende conto che questi eventi sono lo specchio di un futuro prossimo venturo dove prevarrà l'arroganza, l'insicurezza, la sottomissione, la totale elusione delle regole morali che hanno invece le società virtuose. Il prezzo sarà sempre più alto e le persone non pensano che questo porterà verso due possibili opzioni: la sottomissione coatta oppure la ribellione. Entrambe sono forme di reazione che in un paese civile non devono esistere. Generazioni di uomini prima di noi hanno pagato anche con la vita il prezzo per dare libertà e sicurezza al loro popolo attraverso una cultura ed uno stato sociale in grado di garantire valori che possano perdurare nel tempo. Oggi siamo ad un bivio dove da una parte si va verso l'anarchia dei comportamenti dove ognuno reagisce con mezzi propri nei limiti delle proprie capacità, oppure verso una passiva sottomissione e sfiducia in un sistema che non garantisce più alcuna sicurezza contro le aggressioni e le violenze. Le nostre amate forze dell'ordine, sempre più colpite da tagli economici su vari fronti, non riescono più ad arginare fenomeni che sino ad oggi non accadevano anche per la loro semplice presenza sul territorio attraverso pattugliamenti, posti di blocco e quant'altro potesse servire per disincentivare molta criminalità. Siamo in balia di un sistema privo di sicurezza. La criminalità ne è pienamente consapevole. Si stanno vanificando sforzi generazionali per garantire tranquillità e sicurezza ad un paese.
Come karateka ed artista marziale il pensiero ed il raffronto va verso la storia giapponese, dove figure appartenenti ad un gruppo sociale con titolo per la garanzia di un ordine costituito hanno mantenuto con la loro presenza la sicurezza nel loro paese per un lungo periodo per poi tramontare tristemente. Era la casta dei samurai. Come le nostre forze dell'ordine erano garanti della giustizia e in più mettevano la loro vita al servizio dell'impero. Tuttavia anche questi grandi combattenti hanno avuto un destino infausto ed il Giappone dovette fare i conti con periodi oscuri dettati da politiche espansionistiche e scelte sociali distanti dalle antiche tradizioni giapponesi.
Una differenza di popolo però permise ai giapponesi di rialzarsi e governare nuovamente secondo valori di appartenenza e giustizia. I giapponesi hanno un grandissimo spirito di popolo ed agiscono nell'interesse e nel bene della collettività. Noi siamo molto distanti da questo atteggiamento sociale e non siamo in grado di essere coesi per ristabilire l'ordine delle cose. Viviamo nell'egoismo, nell'individualismo e nella scarsa appartenenza ai nostri gruppi sociali. I giovani d'oggi riflettono ancor più questo atteggiamento globale ed il risultato che vediamo ogni giorno è quello dell'assoluta mancanza di partecipazione alle scelte di un paese che, a mio vedere, ha il "fiato corto" per via della crisi economica globale e delle politiche che privilegiano scelte economiche rispetto al rafforzamento di uno stato sociale forte ed autorevole. Un percorso storico già tracciato nel tempo che porterà sicuramente ad un degrado della nostra società. Mi sento di lanciare un personale messaggio a fronte di quanto sto percependo. Il menefreghismo imperante ci porterà verso situazioni non prevedibili. Il rischio che si corre tutti è che l'assenza di uno Stato forte laddove serve porti inevitabilmente ad una giustizia che non sarà governata da leggi e persone ad essa dedicate. Ognuno penserà di poter porre rimedio per proprio conto. La mancanza di fiducia nella nostra giustizia è un'allarme rosso che i nostri governanti devono considerare come imperativo. Non possiamo permetterci di ignorare situazioni apparentemente banali che nascondono certamente un grave disagio sociale diffuso, spesso occultato ma pur sempre parte della nostra vita quotidiana.
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