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giovedì 17 ottobre 2019

Aforismi

"Puoi esercitarti per tanto tempo, ma se muovi semplicemente mani e piedi e salti come un pupazzo, imparare karate non è molto dissimile dall'imparare una danza. Non sarai mai arrivato al cuore della questione ed avrai fallito nel cogliere la quintessenza della via del karate" -- Gichin Funakoshi

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Shoah - Il giorno della memoria PDF Stampa E-mail

Shoah

Ho voluto ricordare la Shoah con un filmato e con un articolo di Renzo Gattegna, Presidente dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane. Questi due documenti vogliono perpetuare la memoria di un passato che nessuno deve coprire, mistificare oppure offendere in quanto storia vergognosa di uomini vergognosi contro il popolo ebraico. Essa dovrà essere un monito per tutti gli uomini del futuro. La mia cultura sostanzialmente occidentale, cristiana e molto influenzata nei percorsi di vita da quella cultura giapponese e cinese appartenuta ai grandi maestri delle arti marziali, crede fermamente in una giustizia che, talvolta severa, non deve mai oltrepassare il confine del rispetto per la vita. Come dice Gino Strada non si deve essere pacifisti, bisogna essere contro ogni forma di guerra. Quanto fatto dal nazismo non ha nessun riferimento storico analogo se non laddove siano state perpetrate stragi e genocidi in nome di qualche principio o di qualche religione. Qualsiasi fondamentalismo porta l'uomo a trasformarsi in un essere che non dovrebbe nemmeno aver diritto alla vita proprio per il fatto che tale essere non rispetta quella degli altri. I samurai che erano pronti a perdere la propria vita per proteggere il loro signore onoravano anche coloro con cui si battevano e rispettavano il loro avversario pur sapendo che soltanto uno dei due sarebbe rimasto vivo...forse. E questo principio animava la loro intera vita, in pace o in guerra, contro uno o contro molti. Dunque rispetto per la vita anche se talvolta si arriva a perderla o a toglierla per motivi che riconducono ad una giustizia nata come principio di uomini integri. Una giustizia dunque che ha nella sua morale l'integrità e la tutela per la vita propriamente intesa. Il nazismo ha prodotto attraverso i suoi cosiddetti "uomini" un olocausto come quello che la storia ci ha lasciato ed il mondo non deve dimenticare, perchè uomini come quelli ne nasceranno ancora e non si dovrà esitare a fermarli, come farebbero i grandi samurai. Il sacrificio, in termini di vite umane, lasciato ai posteri dal popolo ebraico non dovrà mai essere un fatto vano e l'umanità dovrà tenere questa memoria sempre in conto con sacralità e reverenza.

 

L’unità d’Italia e il rifiuto dei totalitarismi
di Renzo Gattegna, Presidente Unione Comunità Ebraiche Italiane

Il 27 gennaio del 1945 furono aperti i cancelli di Auschwitz, il campo
di concentramento e di sterminio costruito dai nazisti nella Polonia
occupata, dove persero la vita oltre un milione di ebrei, tra cui molte
migliaia di ebrei italiani.
Il Giorno della Memoria, che il 27 gennaio del 2011 celebriamo per
l’undicesima volta, è stato istituito per non dimenticare la Shoah e le
altre vittime dei crimini nazisti, monito affinchè quanto avvenuto non
si ripeta mai più, per nessun popolo, in nessun tempo e in nessun
luogo.
In Italia, la tragedia della Shoah colpì il popolo ebraico con le leggi
razziali del ’38 e, successivamente, con le deportazioni, iniziate con
l’occupazione nazista avvenuta dopo l’armistizio dell’8 settembre
1943. Anche altre persone e categorie furono perseguitate dal
regime, “colpevoli” di una diversità di idee, di valori, di appartenza
etnica o religiosa.
Tale volontà liberticida e antidemocratica rappresentò un vero e
proprio passo indietro rispetto alle conquiste e alle idee di libertà e
democrazia che nel secolo precedente erano state alla base dei moti
che portarono all’unità d’Italia, interruzione ventennale di un
processo di ritrovata dignità e piena integrazione per gli ebrei italiani,
il cui filo venne ripreso subito dopo la fine del secondo conflitto
mondiale.
L’Italia unita aveva significato per la minoranza ebraica
l’emancipazione, la chiusura dei ghetti, l’agognata raggiunta parità
con gli altri cittadini dopo secoli di emarginazione. Una libertà e una
uguaglianza che appunto il fascismo negò solo pochi decenni dopo,
nel 1938, con l’emanazione delle leggi razziali, funesto presagio di
quanto avverrà, tragicamente, in seguito.
Il 17 marzo del 2011 ricorreranno i 150 anni dalla proclamazione
dell’Unità. Una data che ci sta molto a cuore anche perché a quel
processo storico gli ebrei presero parte con forza, convinzione e
passione.
In oltre due millenni di presenza nella penisola gli ebrei, quando è
stato loro permesso, hanno preso parte alla vita e alla storia del
Paese, con un ruolo rilevante nelle sue evoluzioni politiche, sociali,
culturali. Nel caso del Risorgimento, l’adesione degli ebrei italiani fu
generalizzata: vi parteciparono dall’attività cospirativa mazziniana
sino alla presa di Roma. Il 20 settembre 1870 fu proprio un ufficiale
ebreo piemontese a dare l’ordine di aprire il fuoco. Come ha detto la
storica dell’Università La Sapienza di Roma Anna Foa, nella
prolusione pronunciata poche settimane fa di fronte al Presidente
della Repubblica Giorgio Napolitano in occasione del VI Congresso
dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, l’emancipazione degli
ebrei fu “un momento qualificante della costruzione del nuovo Stato
italiano, e lungi dal rappresentarne una sorta di conseguenza
marginale, ne segnò profondamente il percorso, divenendone, con il
connesso principio della tolleranza di tutti i culti religiosi e poi con
quello dell’uguaglianza dei culti di fronte alla legge, uno dei pilastri
basilari.” Esiste, continua la Foa, “un’intima assonanza culturale ed
ideale fra ebrei ed unità d’Italia.”
A centocinquant’anni di distanza, i valori sui quali si fonda il nostro
Paese, positivi da un punto di vista ebraico, rimangono validi e
attuali. Basi solide in grado di garantire i diritti dei singoli, specie
nelle società sempre più aperte e multiculturali che si vanno
formando.
Crediamo che le radici dello Stato italiano siano profonde e nobili.
Non è retorico ricordarle nel Giorno della Memoria, accanto alla
occasioni di celebrazione, all’omaggio ai testimoni che ancora sono
con noi e al doveroso ricordo dei Giusti: perché le ideologie totalitarie
che perpetrarono la Shoah e gli altri crimini contro l’umanità durante
la seconda guerra mondiale erano agli antipodi delle idee di libertà
degli individui e democrazia che portarono all’Italia unita.

 

 
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