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giovedì 17 ottobre 2019

Aforismi

"L'obiettivo del karate non sta nella vittoria o nella sconfitta, ma nel perfezionamento del carattere dei suoi adepti" -- Gichin Funakoshi

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Karate dei valori PDF Stampa E-mail
Mi risulta sempre più difficile comprendere, meglio dire accettare, l’evoluzione del Karate sportivo così come viene oggidì proposta alla società non marziale.
Soprassedendo, in questo articolo, sulla palese e comprensibile pulsione di portare il Karate ai Giochi Olimpici e le conseguenti evoluzioni imposte, il Karate sportivo cerca nuovi adepti anche con mezzi non ortodossi al mondo marziale.
La strategia è sicuramente chiara, dobbiamo penetrare una fascia di mercato che attualmente viene quasi monopolizzata dalle versioni completamente snaturate di discipline da combattimento, quali la Fitbox, Aer Boxe, Cardio Karate ecc.
Prendere anche quella potenziale fetta del mercato, significa aumentare gli iscritti in federazione, nelle palestre, insomma circolerà più denaro nella nostra disciplina.
Essenziale, in questo contesto, è anticipare i tempi, prevedere le tendenze della società, i gusti volitivi dei giovani, quindi aderirvi con grande capacità di reazione allo scopo di portarli nel nostro “entourage”, nelle nostre palestre. Ricordando però che i giovani cambiano mode e gusti, come una bandiera gira in funzione del vento, saranno poi loro a comunicarci indirettamente ciò che desiderano, a noi il compito di interpretare, quindi preconfezionare un prodotto per loro appetibile e fruibile.
Il prodotto esiste, si chiama Sound Karate, (il termine inglese è più accattivante del relativo termine italiano), vidi delle dijos_trazioni di qualcosa di simile a Miami (USA) nei primi anni novanta, ora è stato codificato anche in Italia e proposto ai giovani nelle palestre e nelle scuole.
Il Kata, architrave della nostra disciplina, qui viene completamente snaturato nella sua essenza, sappiamo tutti che possiede un significato, un ritmo ben definito, qui il ritmo è dettato dai 4 tempi della salsa…..
La stigmatizzazione intellettuale di questo fenomeno non è più sufficiente, rimanere a guardare la completa e rapida distruzione dei valori trasmissibili della nostra Arte è sinonimo di colpevolezza.

Il Karate Do, se qualcuno ha qualche dubbio ora lo fughiamo, non è mai stato e non può essere definito da delle semplici sequenze motorie finalizzate ad un regolamento di gara, dal senso estetico/musicale di qualche ben pensante e nemmeno influenzato nel suo profondo da esigenze di comunicazione globale quali i media.
Il mercato dei Dan, e gli esami per nulla meritocratici, sono solo la manifestazione dello squallore umano, di uomini che antepongono dei piccoli interessi materiali al senso stesso della pratica.
Si, la pratica! quella pratica che molti hanno dimenticato perché preferiscono una comoda giacca e cravatta federale, una cintura bianco- rossa, piuttosto del ruvido strofinio del keiko gi sulla pelle.

Persone che vivono dell’effimero prestigio di cariche, pronti a chinarsi al volere gerarchico anche quando va palesemente contro i principi dell’Arte stessa.

Piccoli uomini, con piccole necessità……

Il bene dell’intelletto, un minimo senso etico, dovrebbe suggerire loro di vergognarsi profondamente, di fare qualcosa di utile per la comunità dei giovani praticanti, i quali per ballare non hanno bisogno di noi, per fare dei movimenti simili a tecniche posso rivolgersi ad altri prodotti, peraltro aerobicamente efficaci ed allenanti (Fitbox ecc.).

Qualche anno fa’, ad Ostia, chiesi al M° P.Aschieri ( Direttore tecnico nazionale FIJLKAM)se la nostra disciplina si sarebbe dovuta adattare, qualora in futuro si rendesse necessario effettuare il Kata con dei gi viola a pois gialli seguendo la musica della tarantella, ovviamente allo scopo di piacere ai giovani ed agli importantissimi media.
La risposta fu affermativa ed aggiunse che per porre una simile domanda sul mio capo “non aveva ancora nevicato”!
Non penso sia necessario commentare quanto sopra, mi domando semmai, se chi mi sta leggendo riesca ancora a distinguere l’arte marziale all’interno di questo prodotto giacchè manca un concetto fondamentale, il trasferimento di valori.
Con il Sound Karate, infatti, sarà possibile avvicinare i giovani grazie a dei ritmi ballabili in discoteca ma a parte l’ embusen di un Kata, travisato nella sua essenza, non si trasmette altro.

Non desidero cadere in una facile retorica, ma forse è arrivato il momento di parlarne apertamente, di fare un po’ di chiarezza a riguardo, una cosa è seguire un’Arte Marziale ed un’ altra è praticare della sana attività sportiva.
Nella seconda i benefici psico/organici sono noti a tutti, purchè all’insegna di una pratica corretta dal punto di vista biomeccanico (dove troppo agonismo nuoce), sia esso un sport aerobico che anaerobico.
Bene, i benefici appena citati sono parte integrante del patrimonio di valori di un Arte Marziale moderna, evoluta, la quale però è anche portatrice di un codice comportamentale, di riferimenti culturali ed etici che nel Karate Do trovano uno splendido esempio.

Il significato educativo del Karate Do, con particolare riferimento per i giovani, lo si può evincere dalle seguenti riflessioni.

Praticare dando un senso al saluto rituale ed al saluto reciproco prima di un esercizio, significa rispetto per il prossimo, anche per un potenziale nemico, sano principio che nel quotidiano non può che essere benefico per tutti.
Non di meno importante, l’autodisciplina mentale e fisica come processo di autoformazione dell’individuo, dove l’allenamento per perfezionarsi, l’igene, la cura della persona, l’autocontrollo, diventano stile di vita per il giovane e stemperano pulsioni nikiliste quali il seguire pedissequamente le mode senza una consapevole valutazione oggettiva ( droghe, alcolismo).
Trasmettere l’importanza di un atteggiamento sincero nella vita, di migliorare il proprio carattere sono valori positivi universali indipendenti dal contesto storico o culturale.
La stessa pulsione agonistica tipica del giovane, può essere incanalata nel concetto di “combattere per non perdere nella vita”, non tanto di vincere solo per la “gloria” giacchè, il primo concetto, sottende un modello culturale di rifiuto all’ arrivismo sociale prevaricatorio a beneficio di una crescita di se stessi nella società.
In altre parole, il concetto di Do come via di perfezionamento interiore ed esteriore è ad oggi estremamente valido, propone un approccio metodologico alla vita inusuale in occidente, si tratta infatti di porre una aspettativa di crescita sempre rinnovata, tesa alla perfezione in ogni nostra azione (lavoro,interazioni sociali, sentimenti, sport ecc.) che non permette il raggiungimento parziale di una meta, con conseguente appagamento parziale e ricerca di eterni nuovi stimoli.

Immagino ve ne siate resi conto, ho appena recitato un Dojo Kun………

Ebbene, questi concetti non sono assolutamente incompatibili con la mentalità moderna della nostra società, sono valori trasmissibili purchè spiegati in maniera intelligibile ai praticanti, solo allora avremo veramente trasmesso qualcosa di più profondo di un piacevole movimento al ritmo di una danza caraibica.

(M° Guido Papetti, 5° Dan – FIJLKAM; Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo )
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