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venerdì 13 dicembre 2019

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Dedicato a Sauro Somigli PDF Stampa E-mail
L'altra faccia della luna

Un problema trovarselo di fronte proprio in finale, quando il podio più alto è vicino, e la voglia di vincere è tanta. Difficile da penetrare la sua guardia, difficile evitare i suoi colpi rapidi, le sue tecniche d’incontro; difficile sostenere la sua fredda determinazione. Tranquilli! Non vi tedierò con racconti nostalgici di tempi passati, quando i combattimenti erano duri, essenziali, più cuore che tecnica, più istinto che tattica; anche se giova sempre ricordare, che se non ci fossero stati quei tempi, se non fossero esistiti quegli uomini, forse non avremmo il grande karate di cui oggi possiamo vantarci.

Ora Sauro Somigli ha cinquant’anni , ha girato il mondo, studiato gli stili cinesi, conosciuto tanti maestri, cercato tante strade, compreso molte cose, alimentato nuovi dubbi. Le arti marziali, come stile di vita, come filosofia esistenziale, come via di miglioramento individuale, come mezzo di aiuto del prossimo; il prossimo che significa tutto oppure niente, fino a che non vai a scovarlo, fin tanto che non ti occupi concretamente di lui, ma non a parole, coi fatti, scendendo in campo, andando ovunque ci sia bisogno di sostegno, di cure, di conforto.

Quando qualche anno fa mi parlò per la prima volta dell’organizzazione da lui voluta e creata per nobili scopi umanitari, fui in grado solo di garantirgli appoggio morale e totale disponibilità a partecipare, come docente, agli stage organizzati per reperire parte dei fondi necessari al sostegno economico dell’organizzazione. Ben poca cosa se si riflette sul grande potenziale educativo e sociale del karate, che se opportunamente utilizzato, rappresenta uno strumento educativo formidabile: si pensi al rapporto col corpo, alla consapevolezza di se, al controllo della violenza, alla continua ricerca di miglioramento individuale, al suo potere socializzante, al suo aspetto ricreativo, al senso di rispetto che evoca.

L’organizzazione prende il nome di APEIRON ed è un associazione di volontariato che si propone di recuperare e sostenere persone in grave disagio sociale, promuovendo e finanziando gruppi di lavoro impegnati direttamente in campo educativo e sanitario.

Ma le parole, come le buone intenzioni non bastano; Sauro parte per il Nepal dove si scontra con la durissima realtà locale. La mortalità infantile è altissima e lo stesso vale per le donne appartenenti alla casta dei cosi detti intoccabili. La retrograda tradizione religiosa impone, anche se non ufficialmente, il concetto di caste: per chi fa parte del primo livello non c’è scampo: malnutrizione, gravissimi disagi sociali, infima qualità di vita.

L’APEIRON si prodiga per organizzare case di accoglienza, dove almeno una volta al giorno si servono pasti caldi, si alternano assistenti sociali, insegnanti scolastici, infermieri, educatori, e si, anche maestri di karate. Tutti questi operatori vengono reclutati sul posto, formati e sostenuti economicamente dalla stessa associazione. Il prossimo marzo sono previsti studi di fattibilità per ambulatori permanenti e mobili allo scopo di consentire ai ragazzi formati nella scuola locale di operare a tempo pieno nei villaggi più bisognosi.

Il secondo viaggio è il Brasile; non quello delle spiagge turistiche, dei divertimenti, dei locali dove si balla la samba. Non quello del carnevale di Rio, delle ballerine mulatte in perizoma. La miseria è sconcertante, bisogna togliere i bambini dalle strade, allontanarli dalla delinquenza, dalla prostituzione. Meno male, qui Sauro incontra organizzazioni più strutturate; il karate è fortemente radicato, esistono federazioni statali, strutture adatte allo svolgimento di normali allenamenti. C’è molta passione, tanta voglia di imparare, i ragazzini sono dotati, tenaci, disponibili. Si organizzano stage e ci sono progetti per la costruzione, in aree ancora edificabili, di impianti educazionali polivalenti finanziati da cooperative locali di riciclaggio dei rifiuti.

Kosowo e Albania; la guerra è finita da poco. I bombardieri della NATO hanno sganciato gli ultimi missili sui bersagli rilevati dai loro computer di bordo, che come in un video game inquadrano con una piccola croce bianca il punto preciso da colpire. Sono rimasti i villaggi rasi al suolo, uomini e animali sterminati, i campi dati alle fiamme, gli scheletri anneriti delle chiese, le abitazioni sventrate dalle bombe di mortaio.

Poi è rimasto l’odio, quello che neppure gli incendi riescono a consumare. Bisogna occuparsi dei sopravvissuti, migliaia di profughi affamati, disperati, senza più nulla, senza più speranza. Cosa centra il karate? Niente: salvo che Sauro ha imparato a lottare, a stringere i denti, a controllare la paura, a contenere il voltastomaco quando incontra negli occhi dei bambini, l’orribile lampo della morte. Il karate gli ha insegnato a non abbassare lo sguardo quando il corpo soffre e l’anima trema.

L’ultima tappa è la Romania: qui bisogna scendere nelle fogne, dove l’acqua calda scorre continuamente dentro una rete di grandi tubature sotterranee e quindi fa abbastanza caldo, ti puoi difendere dalle gelate notturne di questo freddo inverno. Li trovi qui, dai tre anni ai trenta, bambini, ragazzi, uomini, che la caduta del regime di ……e l’immediata chiusura degli orfanotrofi, ha gettato per le strade di Bucarest, sbandati, affamati, infreddoliti. E allora giù nelle fogne dove c’è caldo, dove nessuno li vede; passano le giornate ad aspirare colla e solventi chimici per drogarsi il cervello, sfuggire la realtà insopportabile, annullarsi, dimenticare la fame costante, la morsa del freddo, lo squallore di quel simulacro di esistenza. La violenza scorre ovunque, scoppia quando meno te l’aspetti per qualunque motivo, per qualsiasi futilità. Si formano bande di delinquenti, la popolazione li teme e li combatte, li ricaccia nelle fogne. Difficili poterli aiutare; i gruppi umanitari cercano di contattarli, di avviarli ad occupazioni normali, ma l’impresa è pressoché impossibile. Di karate meglio non parlare, l’aggressività è endemica, nasce con loro si nutre della loro disperazione. La vita non conta nulla, la necessità di difendersi diviene essenziale, quotidiana. Il gruppo umanitario cerca di far loro comprendere che la vita non è quella, che la vita è un'altra cosa… Ma che cosa?

Questa è l’altra faccia della luna, l’altra faccia del karate, dei suoi valori., dei suoi obiettivi. Non ci sono medaglie da conquistare, podi sui quali salire, inni nazionali per cui commuoversi; esiste solo il coraggio di esserci, di esserci col corpo, di esserci col cuore, dove c’è bisogno di noi, quando c’è bisogno di noi.

Anche la federazione c’è: comitati regionali, sensibilizzati sul problema, organizzano stage guidati da docenti prestigiosi che prestano gratuitamente la loro opera per aiutare l’organizzazione del M. Somigli.

Il mese scorso il prof. Pierluigi Aschieri, commissario tecnico della nazionale italiana, assieme all’atleta nazionale Murino ha tenuto la sua lezione presso il palasport di Arezzo, in occasione, appunto dello stage organizzato per reperire fondi da destinare all’APEIRON. Quando l’ho visto insegnare in quel contesto, sapendo perfettamente tutti gli impegni che normalmente deve sostenere, ho visto l’altra faccia del Karate e ho capito che Sauro non è più solo!
 
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