Internet Time
Cerca con Karate.IT
WebKarate.IT
Sito Ufficiale del Karate Italiano

Today's date:

venerdì 13 dicembre 2019

Aforismi

"Per quanto tu possa eccellere nell'arte del Karate e nei tuoi studi nulla è più importante del tuo comportamento e della tua umanità nella vita quotidiana" -- Gichin Funakoshi

Previsioni meteo
Click per aprire http://www.ilmeteo.it

Il buio e il miele PDF Stampa E-mail
La conoscevo bene quella voce: una voce calda, perentoria, ironica, sentenziosa. La conoscevo bene quella voce, dopo tanti anni passati insieme, la stessa passione forte, gli stessi sogni, le stesse paure, e quegli allenamenti estenuanti, quel Maestro dagli occhi freddi che non ci dava tregua e quell’irriducibile volontà di non mollare, di non deludere soprattutto il nostro orgoglio. “Sarei felice di averti ancora al mio fianco quando c’è l’allenamento col Maestro… sì, non ti ricordi? ancora vicini come lo eravamo in quei giorni… quei giorni che ora ci appaiono tanto lontani” Beppe Perlati: l’amico, il fratello, il saggio; quello a cui ci si rivolge quando si ha bisogno di conforto, di aiuto, di consigli o più semplicemente quando sei solo e hai paura di quel vuoto, di quel buio, di quel silenzio di gelo. Strana la vita! Strane e diverse le strade che ti offre, e devi essere pronto a scegliere, devi essere capace di decidere in fretta, anche quando è difficile, anche quando soffri ma qualche forza misteriosa ti impone di andare e di seguire te stesso senza neppure sapere dove finirai, senza sapere se quello che ti attende sarà un deserto o una palude o un giardino incantato.

Trascorsero lunghi attimi prima che potessi rendermi conto del significato di ciò che stavo ascoltando, il telefono appiccicato all’orecchio, le parole strozzate nella gola asciutta e farinosa. “Sarebbe bellissimo… sarebbe fantastico… un grande onore per me… ma come è possibile? Conosci bene la mia situazione… come è possibile?.. e cosa direbbero gli altri?.. e il Maestro cosa dirà il Maestro?”

“ Non preoccuparti, non pensarci… so quello che dico… so quello che faccio.” La conversazione era finita; troppe parole non servono a nulla! Troppe parole non arricchiscono il senso profondo delle cose importanti e non bastano per dare forza ai sentimenti ed emozioni all’anima.

In questi anni ho ascoltato tante parole, sentito tanti discorsi, respirato tanta acredine, tanto risentimento; veleni, ipocrisie, invidie, diffamazioni, calunnie, intrighi di palazzo, cospirazioni, franchi tiratori, cosche l’un l’altro armate. Sportivo contro tradizionale, stile contro stile, maestri contro maestri. Ho visto avvicendarsi tra le fila di diverse federazioni o libere associazioni o congreghe o sette che dir si voglia, grigi faccendieri divorati dall’ambizione, tecnici mediocri e spocchiosi che confondono l’umiltà col servilismo e scambiano il rispetto con l’adulazione; ho conosciuto giudici di gara incapaci e parziali, consiglieri ottusi e frustrati, oscuri delegati provinciali carichi di arroganza, tutti a caccia di riconoscimenti, di incarichi, di potere, di Dan. Sì i Dan: un tempo ambito obbiettivo da raggiungere a costo di sacrifici, sudore, impegno, dedizione; un tempo fulgido riconoscimento di valore, di tecnica, di prestigio, di esperienza, di tenacia, di saggezza, di maestria. Oggi solo un malinconico attestato di anzianità, un triste tributo al tempo che scorre o, peggio ancora, squallida merce di scambio, basso mercato di futili orpelli onorifici. Un vero trionfo per la mediocrità, per il bieco opportunismo, per la più sconfortante tetraggine intellettuale.

Ma ho conosciuto anche persone serie, capaci, umili, disponibili.

Ho incontrato tecnici preparatissimi, dirigenti illuminati, arbitri competenti ed onesti, e Maestri: Certo, Maestri! quelli con la M maiuscola, quelli che amano ciò in cui credono e credono in ciò che fanno, e studiano e si allenano come se fossero ancora dei semplici principianti, praticano e sudano con la stessa umiltà di chi ha ancora tanto da imparare e molto da capire. Non vedremo mai allacciate alla loro vita le larghe cinture bianche e rosse portate con tronfia ostentazione sui fianchi appesantiti dei “grandi maestri” di altissimo grado; non li vedremo mai rinunciare ad un allenamento o tirarsi indietro dinanzi alla fatica, se solo avvertiranno la possibilità di apprendere ancora e di sentire col corpo quello che la sola mente non è in grado di recepire.

Sono in ginocchio, i glutei appoggiati sui talloni, la schiena dritta, le mani posate sulle cosce. Sento il cuore battere contro il petto, cerco di controllare il respiro, cerco di controllare l’emozione. Accanto a me si distende, perfettamente allineata, la lunga riga dei miei compagni. Molti di loro, come me, sono invecchiati; molti di loro, come me, hanno i capelli grigi e rughe bellissime sopra gli zigomi. Le loro schiene sono dritte, i loro occhi puntati sul Maestro seduto qualche metro più avanti; il Maestro… il mio Maestro: le sue spalle sono larghe, lo sguardo è pieno d’intensità. Quale grossolano errore pensare che egli, in questi quasi quindici anni di lontananza, non sia più esistito per me! Quindici anni sono tanti; ci si può dimenticare di tante cose, di tante persone, in quindici anni; ci si può scordare anche di un grande amore, dopo quindici anni. Ma nell’incontro fra allievo e Maestro accade qualche cosa di particolare, qualche cosa di magico, quasi sacro. L’incontro tra Maestro e allievo accende una fiamma che, nel profondo dell’animo di entrambi, non potrà più smettere di ardere. In quell’incontro c’è addirittura un che di subdolo, una sorta di acido che lentamente continua a svolgere in profondità la sua azione corrosiva.

Sento il cuore, o ciò che resta di lui, picchiare contro la gola, cerco ancora inutilmente di controllare il respiro. Penso a dove mi trovo; penso che nessuno mi ha chiesto nulla. Nessuno mi ha domandato di schierarmi, di cambiare federazione, di fare ammenda, di riconoscere gli errori, di pentirmi o tradire chi mi sta dando fiducia. Nessuno mi ha chiesto nulla; salvo forse essere quello che sono; salvo essere lì; lì assieme a loro, lì a dividere con loro la fatica, la passione, i dubbi, le contraddizioni, e quella maledetta paura del buio: quel buio che non ci fa più vedere, quel buio che non ci fa più capire… Ma anche pronti a condividere la stessa umanità, lo stesso amore, la stessa fiducia che ciò che abbiamo fatto e ciò che ancora faremo corrisponde esattamente a quello in cui abbiamo sempre creduto.

Mi viene in mente che nessuno può salvarsi da se stesso, dai propri sogni, come dalle proprie miserie.

Socchiudo gli occhi, la luce gialla che illumina la sala filtra a mala pena tra le ciglia, il respiro è regolare, provo una incredibile sensazione di pace, un morbido flusso di calore mi invade le membra… è un flusso morbido e dolce… è un dolce flusso di miele.
 
< Prec.   Pros. >
Tutti i diritti riservati. © Karate.It E' vietata ogni forma di copia, estrazione, reimpiego, collegamento ed ogni altro uso non espressamente autorizzato di ogni informazione contenuta in tutte le pagine del sito. Per contattarci:
Tutti i marchi © sono di proprietà dei rispettivi titolari, tutti gli altri contenuti sono © Karate.it.
Questo sito non rappresenta una testata giornalistica e viene aggiornato senza alcuna periodicità, esclusivamente sulla base della disponibilità del materiale. Pertanto, non è un prodotto editoriale sottoposto alla disciplina di cui all'art. 1, comma III della L. n. 62 del 7.03.2001.  

All rights reserved. © Karate.it. Any copy,extraction,use,link or other activity inherent the proprietary website's information and not authorized is prohibited. Contact: 
All trademarks are © their respective owners, all other content is © Karate.it.
 
Powered by Joomla

Design by © 2004 karate.it
Annuncio Pubblicitario