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L'ultimo Samurai PDF Stampa E-mail

ImageUn film che tutti gli amanti e cultori delle Arti marziali dovrebbero vedere....
Su gentile concessione Warner Bros. Entertainment Inc.
Con "L'ultimo samurai" il regista Edward Zwick realizza il sogno di una vita. Anche se le riprese di "L'ultimo samurai" sono ufficialmente iniziate nell'ottobre 2002, il regista Edward Zwick, da sempre legato alla cultura e ai film giapponesi, in realtà ha avuto in mente il film fin da quando era adolescente.....

..."Avevo 17 anni quando ho visto per la prima volta "I sette Samurai" di Akira Kurosawa, e da allora l'ho visto infinite volte", ammette il regista. "In quel film c'è tutto quello che un regista deve imparare a livello di racconto, sviluppo dei personaggi, ripresa di una scena d'azione, drammatizzazione di un tema. Dopo averlo visto, ho deciso di studiare tutti i suoi film. Anche se allora ancora non ne ero consapevole, mi ha spinto a fare cinema". In passato studente di storia, Zwick ha trovato particolarmente interessante il periodo Meiji che, segnando la fine del dominio dell'antico Shogunato, ha portato il Giappone a incontrare l'Occidente, dopo oltre 200 anni di auto-isolamento. "E' stato un periodo di transizione", dice. "In tutte le culture il passaggio alla modernità è sempre drammatico e violento. Anche visivamente. Ogni immagine, ogni paesaggio, ogni spazio raccontano la storia, la contrapposizione fra vecchio e nuovo. Un uomo con la bombetta passeggia al fianco di una donna in kimono. Un uomo spara con un fucile a ripetizione contro un uomo che impugna una spada". Zwick, che con "Shakespeare in Love" ha vinto l'Oscar per il miglior film, non è nuovo a storie ambientate in quel periodo storico, anche "Glory-Uomini di gloria" e "Vento di passioni" si svolgono alla fine del XIX secolo. "Torno sempre a quel momento storico", dice. "C'è qualcosa di profondo, quasi ipnotico che mi spinge a osservare un personaggio che vive una trasformazione personale mentre tutto intorno a lui è in tumulto". Il pluricandidato all'Oscar Tom Cruise, che interpreta il capitano Algren, condivide l'interesse di Zwick per il Giappone e in particolare per i Samurai. Come lui ha scoperto Kurosawa da ragazzo, e riconosce di aver sempre nutrito "profondo rispetto e amore per la cultura e il popolo giapponese, per l'eleganza e la bellezza del Samurai e l'etica del Bushido, che insegna forza, compassione, lealtà, impegno a onorare la parola data e a dare la vita per ciò che si considera giusto. E' sostanzialmente un'assunzione di responsabilità per quello che si fa e si dice, quali che siano le conseguenze. Più che un codice guerriero è un modo di vivere una vita, qualsiasi vita. E' qualcosa a cui non ho saputo resistere. Quando Ed discuteva con me, sentivo di dover fare questo film, mi sento profondamente legato al tema e ai personaggi della storia che racconta". Anche produttore di "L'ultimo samurai", Cruise dice che il carattere epico della storia, oltre al percorso emotivo di Algren e all'opportunità di lavorare con Edward Zwick e Marshall Herskovitz, è stato un forte incentivo. "Questo è un film completo ", dice. "Le avventure e il viaggio del personaggio, il mondo in cui entra e la gente che incontra, ne fanno una storia affascinante e intrigante. Da un punto di vista produttivo, è il più impegnativo della mia carriera, è fisico, drammatico, romantico". "Francamente", continua, "mi ha attirato anche il fatto che tutti e tre condividevamo un grande entusiasmo per il progetto. Quando ho iniziato a parlare con Ed la prima volta, era così appassionato che sembrava un quindicenne, saltava per la stanza, descriveva le scene gesticolando. E ha conservato questa passione per tutta la produzione". I film di Zwick hanno spesso affrontato il tema della guerra e dell'onore. Esaltare le differenze, ma anche ciò che unisce un soldato occidentale e un Samurai giapponese è stato importante. "Prima all'università e poi negli anni seguenti ho letto molti libri di storia sul Giappone", afferma Zwick. "Sono stato molto colpito da "The Nobility of Failure" di Ivan Morris, che racconta la storia di Saigo Takamori, una delle personalità giapponesi di maggior spicco, che prima ha contribuito a creare un nuovo governo, poi vi si è ribellato. La sua vita bella e tragica è stata il punto di partenza della nostra fiction". La trasformazione del Giappone feudale in una società moderna ha significato la scomparsa dei valori 'arcaici' incarnati dai Samurai, che per tanti anni avevano avuto una posizione di grande rispetto nella gerarchia sociale. Come i cavalieri inglesi, i Samurai proteggevano il loro signore, in questo caso lo Shogun, al quale avevano giurato fedeltà. Come i cavalieri, si attenevano alla loro etica e vivevano secondo un codice chiamato Bushido, 'la via del guerriero', che esaltava la lealtà, il coraggio, la forza d'animo e il sacrificio. In confronto alle armi moderne che l'Occidente ora offriva al Giappone, i Samurai apparivano anacronistici, non c'era più posto per le loro favolose spade, per il loro concetto di onore, incarnato dal loro ultimo leader, Katsumoto, e da pochi altri suoi fedeli guerrieri. La sfida di Katsumoto è restare fedele ai suoi principi in una società che non attribuisce loro più alcun valore. Ed è proprio questo, insieme al percorso interiore di Algren, che ha attirato Zwick. "Ho sempre considerato i valori essenziali della cultura dei Samurai ammirevoli e validi", spiega, "in particolare il comprendere che la violenza e la compassione esistono fianco a fianco e che la poesia, la bellezza e l'arte sono anch'esse parte della formazione di un guerriero, come la scherma e la forza fisica. Sono anche interessato alla possibilità della rinascita spirituale di quelle vite per cui sembra impossibile". Riferendosi al suo desiderio di unire questi elementi in "L'ultimo samurai", dice: "La nostra storia è un'avventura romantica nel senso più ampio del termine e, nello stesso tempo, un'odissea personale. La sfida è dar vita a una storia in cui le relazioni si aprano al contesto, l'interiorità si rifletta in un intreccio epico. Il personaggio di Katsumoto è interessante per me come quello di Algren", continua Zwick. "Personalmente mi identifico con il suo dilemma e lo vedo applicabile a molti altri aspetti della vita moderna". Il codice dei Samurai incarnato da Katsumoto e dai suoi guerrieri è evidente anche nello stile di vita di sua sorella Taka, una giovane vedova di guerra che si ritrova con Algren in circostanze molto difficili. Taka, interpretata dall'attrice giapponese Koyuki, si comporta con una tale compostezza che l'americano non intuisce neppure le emozioni forti e complesse che la donna prova nei suoi confronti, fino a che capisce che anche lei è un Samurai, esattamente come i suoi omologhi maschili. La produttrice Paula Wagner che, insieme a Cruise, dirige la Cruise/Wagner Productions, sottolinea che l'entusiasmo di Cruise per il film e la sua collaborazione con Zwick e Herskovitz è legata alla visione che il regista ha avuto del progetto e del personaggio del capitano Nathan Algren. "Ed ha saputo unire il fluire epico della storia e l'azione con il percorso interiore ed eroico del personaggio", dice. Aggiunge poi che proprio la complessità del film ha interessato la Cruise/Wagner Productions, che ha sviluppato e prodotto film molto diversi fra loro. "Questo film può essere letto a vari livelli, i personaggi sono ben delineati, c'è azione e avventura e un uomo, il capitano Algren, che compie un lungo viaggio, letteralmente e metaforicamente, per ritrovare se stesso e i propri valori". Il progetto è nato alla Radar Pictures all'inizio degli anni '90 e parlava di un americano che arrivava in Giappone. "Siamo stati colpiti dal parallelismo tra la trasformazione del West e l'occidentalizzazione del Giappone", spiega Scott Kroopf di Radar Pictures, "e sapevamo che doveva essere raccontata una storia di come la modernizzazione impoverisce due culture così diverse". "Abbiamo voluto che lo dirigesse Ed Zwick", dice Tom Engleman, allora con Radar Pictures, "di cui ero amico e vicino di casa da anni. Era perfetto, per il lavoro che aveva fatto e per l'interesse che aveva nel guardare gli eroi del West in una prospettiva completamente diversa. Ed ci ha suggerito di coinvolgere John Logan, anche lui, come Ed, studioso del tramonto dei Samurai. Alla fine la nostra pazienza è stata ricompensata non solo da una grande sceneggiatura, ma dalla capacità di Ed di mettere insieme un grande film". Zwick e Logan, sceneggiatore candidato all'Oscar per "Il gladiatore", erano sicuri che la rivolta dei Samurai del 1876-1877 sarebbe stato un punto di riferimento forte per il film. "Sviluppare il protagonista con Ed", ricorda Logan, "è stato uno degli elementi più stimolanti della storia. Il personaggio del capitano Algren emergeva come una figura tormentata, un uomo sfiduciato. Ed, Marshall e io volevamo che apparisse vulnerabile, non un eroe a tutto tondo. Lo abbiamo descritto come un'anima perduta, alla ricerca di sé. Solo attraverso l'interazione con il Samurai e il suo crescente rispetto per il codice guerriero riesce a trovare un posto nel mondo". Herskovitz, che si è unito presto al gruppo di lavoro, aggiunge che mentre la storia e i personaggi sono immaginari, i realizzatori hanno volto raggiungere un livello complessivo di autenticità per tutti gli altri aspetti, "una fedele rievocazione di quel periodo della storia giapponese e dei principi e dei valori dei Samurai. Abbiamo cercato di essere accurati e rispettosi, abbiamo consultato esperti e stabilito contatti con professori universitari e sceneggiatori in Giappone e abbiamo assunto personale e specialisti giapponesi per la produzione". Per quanto riguarda i temi di "L'ultimo samurai", Herskovitz è convinto che siano autentici e senza tempo. "La storia di un individuo che sente di aver perso l'onore e vuole ritrovarlo è valida per ogni periodo storico, ma soprattutto ora, che siamo assediati dai compromessi che richiede la vita moderna". Con "L'ultimo samurai" il pubblico vivrà attraverso il capitano Algren i travagli emotivi e spirituali di quest'epoca lontana e contraddittoria. "Scoprirete quello che scopre lui, vi commuoverete con lui", dice Zwick. Ricerca e azione Zwick e Herskovitz collaborano da anni con successo e sono stati felici di trovare in Tom Cruise il partner ideale per realizzare "L'ultimo samurai". Herskovitz dice: "Tom si è gettato a capofitto nella preparazione. Non avevo mai visto un attore compiere tante ricerche per un film. Lui aveva un'intera biblioteca di riferimento e ci è stato di grande aiuto. Ed e io ci siamo sempre stimolati l'un l'altro, è la base della nostra creatività, ma non ci era mai successo di essere sollecitati così da un'altra persona. Tom è entrato nel nostro team creativo ed è stata una cosa interessate e piacevolissima. Ci spingeva e ci sosteneva quando lavoravamo alla sceneggiatura e lo ha fatto anche durante la produzione". La preparazione dell'attore ha richiesto mesi di allenamenti per il combattimento corpo a corpo, l'andare a cavallo, impugnare due spade e Herskovitz afferma: "Ha lavorato molte ore al giorno per un anno, con la dedizione e la disciplina di un vero Samurai. Riesce a combattere con due spade ed è un ottimo cavallerizzo". "Ho lavorato per otto mesi per essere in forma per il film", confessa l'attore. "Ho imparato il Kendo (il combattimento con la spada) e le arti marziali giapponesi, a maneggiare tutti i tipi di armi. Non solo dovevo andare a cavallo, ma anche combattere mentre ero in sella. Ho studiato il giapponese. Tutto". Fajos_o per il suo impegno, Cruise ha continuato le ricerche e l'allenamento per tutto il tempo della produzione. Zwick gli ha passato parecchi libri sulla storia e la cultura giapponese da aggiungere alla sua raccolta e tra una ripresa e l'altra lo si vedeva spesso leggere volumi come il classico sulla Guerra Civile "The Killer Angels". In genere Cruise arrivava sul set due ore prima degli altri per migliorare la sua forma fisica, il che gli ha permesso di interpretare tutte le scene d'azione, come quella durata parecchie notti del combattimento con due spade contro più avversari, quella contro i Ninja, che ha richiesto cinque giorni e una notte, le settimane di arti marziali con i protagonisti giapponesi e infine due mesi di sequenze ininterrotte di battaglie. "All'inizio ero preoccupato di raggiungere il massimo realismo nelle scene dei combattimenti", dice Cruise, tenendo conto che pur essendo arrivato al progetto in ottima forma fisica non aveva mai affrontato le arti marziali dei Samurai. Concentrandosi sulla flessibilità e abbassando gradualmente il suo centro di gravità con esercizi quotidiani, è riuscito a eseguire movimenti fluidi. Cruise ricorda che anche il suo respiro è diventato più profondo e "di aver raggiunto maggior consapevolezza di sé, la mente sul corpo" ed è a questo che attribuisce l'esser riuscito a girare scene di furiose battaglie senza mai farsi male. A volte, osservando l'impegno della star, Zwick si è chiesto se non si stesse spingendo troppo oltre. "Ho pensato 'che sto facendo'", dice. "Qui c'è Tom con la faccia nel fango, oppure giriamo scene in cui le spade di alluminio gli passano a un pelo dal viso, forse gli sto facendo correre troppi rischi. Ma ogni volta lui diceva 'dammi il tempo e la possibilità di prepararmi e dimmi cosa vuoi che faccia e lo farò'". In verità Cruise è un ottimo atleta e ama tutti gli sport, quindi non vedeva l'ora di affrontare i combattimenti del suo personaggio. Per un caso della programmazione, prima che Cruise affrontasse le notti di combattimento con la doppia spada, doveva iniziare la giornata girando le scene forti emotivamente di Algren con i giapponesi che lo catturano. Questa combinazione di emozione e azione riecheggia la dicotomia stessa di Algren, un uomo che lotta per il suo onore, ma anche un soldato implacabile. Completate le scene che raccontavano le esperienze emotive profonde e complesse di Algren, Cruise è corso letteralmente a girare le sequenze dei combattimenti con i Samurai. "Desideravo farlo fin da quando ero bambino", ha rivelato la prima sera. Il parallelismo tra l'esperienza di Algren nel campo dei Samurai e quella di Cruise per il suo ruolo è stato colto da Zwick che spiega: "L'allenamento di Tom non era quello di un attore per le scene d'azione di un film. C'era una corrispondenza significativa tra l'esercizio delle arti marziali e la scelta filosofica che Algren fa quando è prigioniero e la preparazione mentale e fisica di Tom. Lui si preparava per il ruolo, non per le scene di lotta o d'azione. Cruise è d'accordo e aggiunge che: "Ho iniziato a sentirmi come Algren nel villaggio, ho sentito la trasformazione emotiva e fisica che stava vivendo". Anche per Ken Watanabe lavorare in "L'ultimo samurai" ha significato una ricerca interiore, anche se lui si muoveva su un territorio più familiare, visto che la sua carriera giapponese comprende ruoli in drammi storici, come la popolare serie sui Samurai della NHK "Dokuganryu Masamune" e "Bakumatsu Junjyo Den", ambientato all'epoca dello Shogunato Tokugawa. Eppure Watanabe rivela che lavorare a "L'ultimo samurai" lo ha fatto sentire più vicino alla fajos_a classe di guerrieri del suo paese e che è stata anche la passione di Zwick per il soggetto che lo ha aiutato a capire Katsumoto e a dare vita al personaggio. "All'inizio è stato difficile per me capire a fondo il personaggio", dice. "Cosa vuole, cosa sta pensando? Certamente c'è bellezza nella morte tradizionalmente, ma io credo che morire non sia necessariamente una virtù, quindi è stato complesso per me. Come Samurai e leader del suo popolo, Katsumoto ha un particolare modo di vivere e morire, ma mi chiedevo che diritto avesse di guidare la sua gente verso una morte sicura, come poteva questo essere giustificato e permesso? E' stato un dilemma all'inizio, fino a che non ho capito che per Katsumoto non era importante la vita o la morte, ma l'onore". Come Cruise, Watanabe si è allenato intensamente e ha girato la maggior parte delle sue scene d'azione. "Katsumoto impugna sempre due spade", dice, "quindi ho dovuto imparare a usarle simultaneamente. Volevamo che tutto apparisse realistico, anche i combattimenti. E' stato duro, ma la motivazione era forte. Prima di girare ogni scena di battaglia dovevo urlare gli ordini a oltre 500 soldati. Ho urlato così tante volte che ho perso la voce". "Era un ruolo complesso e la performance di Ken è stata straordinaria", dice Zwick. "Non riesco a immaginare il film senza di lui". Comunque nel film ci sono anche numerose scene apparentemente tranquille. Nei primi giorni di prigionia, nei silenziosi ma intensi scambi con Katsumoto e gli altri Samurai, Algren è costretto a comunicare senza dialogo in circostanze in cui le parole sono assurde, e non necessarie. Come sottolinea Zwick, l'assenza del dialogo non sminuisce la profondità del rapporto. "Le scene in cui Algren inizia a conosce Taka, la donna che si occupa di lui ogn giorno e che non pronuncia una parola, sono molto forti. Sono due persone costrette a vivere l'una accanto all'altra, ma ci sono delle barriere insormontabili fra loro, le circostanze, la cultura e ovviamente la lingua, ma alla fine entrano in relazione. E' stato molto bello per me vedere come Koyuki sia capace di comunicare in modo non verbale, con il portamento, la gestualità, facendosi capire da Algren. E' stata come la performance di un film muto". L'impegno del regista nell'approfondire il dramma interiore del personaggio è forse riassunto dal suo primo avvertimento a Watanabe in una scena in cui stavano cercando di 'entrare nella mente di Katsumoto, come ricorda l'attore. "prima di girare, Ed mi ha detto, 'devi sentire il fuoco del bivacco, il ronzio degli insetti, il vento, la temperatura dell'aria. E' una notte fredda, senti l'agitazione dei cavalli, il respiro di Tom'. E tutto questo per una scena in cui non dicevo una parola. In sostanza era una direzione su come vivere, non recitare, un buon esempio di spirito Bushido. Bushido è respiro, consapevolezza del nostro legame con la natura e le cose. Il Samurai non parla di questo, semplicemente lo vive". Comunque il lavoro di Zwick spesso ha avuto a che fare con il film muto, quando ha cercato di comunicare attraverso una onnipresente barriera linguistica girando in Giappone e in Nuova Zelanda con le centinaia di comparse e membri della troupe giapponesi. "Quando guardi le dimensioni del film e pensi che ogni singola performance sia importante, ogni momento sia importante per il tutto, rimani sorpreso", dice Cruise, "dall'abilità di Ed di comunicare efficacemente come regista con gente che forse non parla l'inglese e riuscire a ottenere quello che vuole". Dal punto di vista logistico, il regista ha dovuto affrontare numerose difficoltà, cui si è adattato rapidamente, consapevole delle dimensioni del film, della sua caratteristica inter-culturale e della quantità delle locations. "Per le sequenze delle battaglie", ricorda, "pensavo 'di quanti uomini abbiamo bisogno per questa scena?' e realizzavo improvvisamente l'enormità di quello che stavamo mettendo insieme. Avevamo bisogno di uomini, ma dovevano anche essere buoni attori, che funzionassero davanti alla macchina da presa, e in grado di combattere, di praticare le arti marziali. Di quanti traduttori avremmo avuto bisogno?". Poi fortunatamente ha scoperto che "molte comparse conoscevano abbastanza bene le arti marziali ed erano pronti a dijos_trarlo. Non è molto che lo stile di lotta giapponese si è affacciato al cinema, a differenza di quello cinese, anche se ha un suo fascino, quindi molti attori desideravano jos_trarlo a un pubblico internazionale. Erano felici di essere nel film e noi siamo stati grati di averli avuti con noi". Un cast internazionale "Abbiamo dijos_trato grande fiducia quando nella fase di scrittura decidemmo di trovare attore attori giapponesi per tanti ruoli importanti", dice Herskovitz. "Quando trovi l'attore giusto è un miracolo, ma lo è ancor di più quando trovi parecchi attori giusti. Ken Watanabe è incredibilmente affascinante, sul suo viso leggi la forza, la compassione, la tristezza, l'allegria. Koyuki, che interpreta la sorella di Katsumoto, Taka, esprime la serietà, il senso di responsabilità, il dilemma che il suo personaggio deve affrontare. Hiroyuki Sanada, che interpreta Ujio, è una grande star in Giappone. All'inizio doveva essere un semplice antagonista, ma il suo personaggio è diventato molto più profondo grazie alla sua performance. Abbiamo trovato il Dream Team". L'interazione con il cast giapponese ha aiutato Cruise a comprendere meglio i testi che aveva studiato. "Quando parli della loro cultura ti danno la loro percezione personale e questo va al di là di tutto quello che hai letto", afferma l'attore. La grande dedizione di Cruise è stata la prima cosa che Watanabe ha notato della star americana. "Abbiamo fatto le prime prove a Los Angeles e Ed, Marshall e Tom hanno reso tutto facile", ricorda Watanabe. "Erano prove teatrali, improvvisavamo molto, analizzavano come vivevano Katsumoto e Algren e l'evoluzione del loro rapporto. Io vengo dal teatro, quindi è stato un modo rassicurante per iniziare. E non mi era successo spesso per un film giapponese di poter collaborare allo sviluppo di un personaggio in un'atjos_fera così creativa". Del suo collega, Watanabe dice con affetto: "E' una bella persona! Veniva alle prove in jeans e maglietta e mi aiutava a trovare il tono giusto. Il suo atteggiamento era 'faremo un grande film insieme'". Il legame che presto si è creato fra Watanabe e Cruise si è dijos_trato importante nelle ultime scene dove, fa notare Zwick "Dovevano fidarsi l'uno dell'altro, perché roteavano le spade a pochi centimetri dal viso, spade di alluminio". Come dice scherzando Watanabe, "Il tempismo doveva essere perfetto, un errore e sarebbe stata la fine del film". Commentando lo scambio di esperienze tra i due attori, Zwick nota quanto sia stato importante per la storia che Katsumoto fosse un degno avversario di Algren "rivali e uguali sotto ogni aspetto. Senza questo equilibrio il film avrebbe perso colpi". Herskovitz è d'accordo e dice che "Senza un grande Katsumoto non ci sarebbe stato un film. Per quanto carismatico fosse Tom nei panni del capitano Algren, doveva avere un avversario. Per questo all'inizio eravamo piuttosto preoccupati e abbiamo fatto un sacco di ricerche prima di arrivare a Ken Watanabe. Quando lo abbiamo incontrato abbiamo sentito subito che era lui. Non era solo il suo look, ma il suo atteggiamento, il suo portamento, la forza che esprimeva". Watanabe ha apprezzato soprattutto la convergenza tra Occidente e oriente incoraggiata dalla produzione. "E' stato interessante", dice, "mettere di fronte Oriente e Occidente, storicamente e letteralmente, un regista americano e attori e troupe giapponese. Abbiamo tutti imparato gli uni dagli altri". Dietro la macchina da presa una troupe di professionisti giapponesi di alto livello. "C'erano persone che avevano dedicato tutta la loro vita alla presentazione e alla celebrazione della cultura Samurai", dice Zwick. "c'è un intero settore della cinematografia giapponese basato sui Samurai e alcuni del nostro team hanno lavorato anche con Kurosawa. Hanno portato tutta la loro esperienza di artisti, attrezzisti, arredatori, costumisti, attori. Noi non cercavamo di imitare i film giapponesi di Samurai, noi volevamo fare qualcosa di unico, ma nello stesso tempo legato a quella tradizione". Hiroyuki Sanada conferma che lui e i suoi colleghi sono stati colpiti dal lavoro di Zwick e dalla sua visione della storia del loro paese. "Conosce molto bene l'argomento, siamo rimasti sbalorditi", dice l'attore, che interpreta Ujio, unguerriero potenziale nemesi di Algren. "Appariva affascinato dallo spirito Bushido e dall'epoca, raramente descritta nei film giapponesi. La sua prospettiva è nuova ma rispettosa e spero che sia una scoperta per i film giapponesi". Sanada, che ha iniziato a recitare e interpretare scene d'azione a soli 13 anni, ha lavorato in oltre 50 film giapponesi, compresa la fortunata serie di thriller "The Ring". Fajos_o anche per la sua abilità nella scherma, ha interpretato innumerevoli ruoli di Samurai e quindi è stato anche consulente ufficioso del film, lavorando con il coordinatore stunt Nick Powell per coreografare il Kendo e il Katas. Sullo schermo e fuori è il leader dei Samurai di Katsumoto e spesso si scontra con Cruise. "Ujio è il Samurai vecchio stile", dice Sanada. "disprezza gli stranieri, la cultura straniera e soprattutto Algren, che ha portato prigioniero nel villaggio. Comunque, grazie alla scherma, fra loro si crea un rapporto. Ujio è il miglior spadaccino del villaggio e i duelli con Algren devono essere convincenti, pericolosi. Tom è stato un avversario eccezionale e sono stato colpito dalla sua abilità, dalla sua capacità di concentrazione e dal desiderio di dare il meglio sulla scena". Per gli altri ruoli non da protagonista sono stati scelti attori giapponesi di grande livello, come Seizo Fukumoto, che interpreta Silent samurai, ha preso parte a innumerevoli film sui Samurai ed è specializzato in ruoli di Kirareyaku (un Samurai che spesso muore per mano dell'eroe) ed ha posticipato il suo ritiro dalle scene per girare "L'ultimo samurai". Anche Masato Harada, che interpreta Omura, sostenitore della modernizzazione e nemico dei Samurai, è un regista molto conosciuto e premiato. Shichinosuke Nakamura, che interpreta il giovane Imperatore, viene da una famiglia di attori Kabuki ed è apparso nei teatri di tutto il mondo. Koyuki, che interpreta Taka, la sorella di Katsumoto, è una fajos_a modella e attrice che ha al suo attivo tanti lavori televisivi. Shun Sugata, che ha il ruolo del leale Samurai e maestro di jujitsu Nakao, è apparso recentemente in "Kill Bill" di Quentin Tarantino ed è stato protagonista di tanti film giapponesi. Nel ruolo del figlio di Katsumoto, Nobutada, che accoglie amichevolmente il capitano Algren quando viene fatto prigioniero, l'esperto di kung fu Shin Koyamada, per la prima volta sullo schermo. Il suo personaggio è particolarmente abile con l'arco e le frecce, quindi Shin si è allenato per mesi sotto la guida di Koji Fuji. Nel cast internazionale anche il londinese Timothy Spall, nel ruolo dell'inglese espatriato Simon Graham, che fa da interprete a Algren al suo arrivo a Tokyo, Billy Connolly, di Glasgow, nel ruolo di Zebulon Gant, amico e compagno d'armi di Algren, e il californiano Tony Goldwyn, che interpreta il colonnello Bagley, un ex ufficiale della Guerra Civile che è andato in Giappone in cerca di fortuna. "Tim Spall è perfetto", afferma Herskovitz; "Aggiunge al suo personaggio uno humor e un'arguzia veramente piacevoli". "Poiché il percorso di Algren è così personale", dice lo sceneggiatore John Logan, "noi diamo al pubblico un interlocutore con il personaggio di Graham, la lente attraverso la quale lo vediamo". In effetti Simon Graham è inizialmente la guida di Algren e in un certo senso il narratore della storia. E' la quintessenza del Vittoriano espatriato e, secondo Spall, "assolutamente non integrato". "E' una di quelle persone", riflette l'attore, "che incontriamo spesso in paesi esotici. Vivono lì perché in un certo senso non sono integrati neppure nel paese d'origine". "Forse sono i terzogeniti di un piccolo aristocratico", scherza l'attore, " e nessuno sa cosa fare di loro. In ogni caso Simon Graham si ritrova addetto commerciale della missione inglese in Giappone. Adora la cultura del paese e capisce meglio di chiunque altro quanto stia cambiando". Da parte sua l'attore inglese ha imparato parecchie battute in giapponese, un'impresa che si è scrollata di dosso con il suo tipico humor, ma fa notare che niente gli ha causato maggior preoccupazione dell'apparecchio fotografico che l'hobby del suo personaggio, un autentico cimelio del XIX secolo trovato dal dipartimento di attrezzeria. "Ah, la macchina fotografica", ricorda con un brivido. "Fare il giapponese e usare contemporaneamente quell'apparecchio vittoriano, non so come sono riuscito a farcela". Spall aggiunge che, in realtà, parecchi espatriati amanti della fotografia vivevano in Giappone nel periodo Meiji e che Zwick pensava a un personaggio in particolare. "Ed è il regista più informato con cui abbia mai lavorato", dice. "Non c'è un aspetto di quel periodo che non conosca. Credo che abbia dato a ognuno un libro da cui era tratto il suo personaggio o ne era stato influenzato. Il mio parlava di un certo Lafcadio Hearn, un americano che viveva in Giappone e che, come Graham, era preso da quella civiltà". Billy connolly interpreta Zebulon Gant, un personaggio che lui considera "l'archetipo del sottufficiale che può permettersi di essere impertinente con il suo superiore Algren, perché sono vecchi amici. Quando a Gant viene chiesto di andare in Giappone, chiede a Algren di andare con lui, hanno sperimentato tutti e due la vita civile e non si sono trovati bene". Connolly afferma che "L'ultimo samurai" "è una grande storia, una favola eroica", ma è stato il suo personale interesse per il Giappone ad attrarlo al progetto. "Ho letto molto sul Giappone e ci sono stato un paio di volte. Amo la sua cultura", dice, "e credo che Ed e Marshall l'abbiano colta perfettamente. Loro ovviamente nutrono grande rispetto per le tradizioni che raccontano. Io ho sempre pensato che i racconti sui Samurai sarebbero stati un soggetto perfetto per un film moderno. Credo che il pubblico resterà colpito dalla lealtà dei Samurai e da quella che lega il mio personaggio e Algren". Connolly, che è uno dei migliori attori del Regno Unito, più volte candidato ai BAFTA, ha recitato ruoli drammatici ("White Oleander" , 2002) e commedie e di lui Herskovitz dice: "Bill Connolly è uno degli uomini più divertenti che abbia mai incontrato". Rispetto alla scelta dell'attore aggiunge: "Ed e io abbiamo sempre amato Victor McLaglen nei film di John Ford, quelli con la cavalleria e con John Wayne. McLaglen era sempre il comandante in seconda. Era un irlandese che interpretava uno scozzese ed è anche in parte pensando a lui che abbiamo voluto Bill Connolly, uno scozzese che interpreta un irlandese". Tony Goldwyn, il cattivo che perseguita Demi Moore in "Ghost", è invece il colonnello Bagley. Dal punto di vista di Algren, Bagley è il male. Era in profondo disaccordo con le sue decisioni già durante le guerre contro gli Indiani e ora, mentre cresce la sua ammirazione per i Samurai, la devozione di Bagley all'uomo d'affari Omura, conferma in lui quell'opinione negativa. Per i realizzatori invece, il colonnello è un uomo del suo tempo. "Ed e io abbiamo discusso parecchio di questo aspetto", dice Herskovitz, "perché in realtà il suo punto di vista era la norma. Algren è più in sintonia con i nativi americani prima e con i Samurai poi. Il suo modo di pensare è un'eresia per Bagley, un pragmatico imperialista, sicuro che la civiltà occidentale sia superiore. E' convinto che gli aspetti della cultura americana che contribuisce a far conoscere al Giappone, dalle munizioni alla democrazia al libero mercato, siano doni che quella nazione arretrata deve accettare con gratitudine. Da un punto di vista morale e filosofico, Algren e Bagley sono l'opposto". "Non è il classico cattivo", aggiunge Zwick. "Il razzismo di Bagley è innegabile, ma lui non ne è consapevole, e comune per un uomo del suo tempo, ed è questa sfumatura che Tony esprime. E' una performance molto bella". Ed è questo aspetto che è piaciuto a Goldwyn. "Mi ha affascinato l'ambiguità morale ed è per questo che trovo interessante interpretare ruoli da cattivo", dice. "C'è una zona grigia in tutto, in particolare in guerra. Nel cercare di applicare una certa dottrina o di risolvere un problema, si ottengono risultati negativi e Bagley impersona tutto questo". Zwick nota: "Lui è bravissimo ad andare a cavallo e io ho creato scene in cui cavalca tra una selva di esplosioni e colpi, se l'è cavata benissimo". Il primo film girato a Himeji Per contribuire a creare il senso della tradizione e della cultura giapponese, Zwick ha iniziato la produzione in una piccola città chiamata Himeji. "L'ultimo samurai" è il primo film a venir girato nella cittadina, che vanta il magnifico Tempio Engyoji e il Monastero, prime location che sono servite come residenza di campagna per Katsumoto e i suoi seguaci. Un panorama unico e mozzafiato, con edifici di legno lungo i fianchi della montagna, immersi in boschetti di bambù, cipressi e olmi. "Il Monastero è stato costruito intorno al 900", dice Zwick. "E' un luogo sacro, costruito in origine per ospitare novizi e ora un santuario dove si recano in pellegrinaggio. I monaci sono stati gentilissimi e ci hanno permesso di riprendere tutto. Poiché il film cerca di mettere in risalto gli aspetti più spirituali dei Samurai, era un posto speciale per iniziare la produzione e chiarire a tutti il nucleo del progetto. Non sarebbe stato possibile ricostruire un edificio come questo. Senti il passato in ogni asse di legno, nel profumo dell'incenso, nel modo in cui penetra la luce, nelle pietre levigate dai passi delle migliaia di persone che vi hanno camminato e pregato. E' stato importante immergere il film nello spirito di questo luogo straordinario". "Creare questa connessione iniziale, fisica, con un sito storico così particolare ha aiutato tutta la troupe, americani e giapponesi", afferma Herskovitz, "a capire meglio quello che volevamo raggiungere". Girare in un monastero ha posto qualche problema piuttosto inconsueto. Per la sua posizione in cima al monte Shosha, il cast e la troupe hanno viaggiato lungo i fianchi boscosi a bordo di una specie di funivia, l'unica alternativa al percorso a piedi. Per evitare di danneggiare le antiche strutture durante le riprese in interni, la produzione ha usato schermi opachi come 'parete' se avevano bisogno di modificare le dimensioni di una stanza. Si ricrea il 1870 Dopo la programmazione stabilita per il Giappone, la produzione ha usato set e locations supplementari in Nuova Zelanda e nei Warner Bros. Studios a Burbank, sempre cercando di ricreare l'atjos_fera e il look del Giappone di fine secolo. Le ricerche sono state molto ampie. Parecchi mesi prima delle riprese, la scenografa Lilly Kilvert e il suo team hanno trascorso ore e ore consultando testi, foto e documenti sul periodo Meiji e quello precedente, incontrando esperti anche per conoscere i materiali e perfino il tipo di piante che avrebbero ingentilito il giardino della casa di un Samurai. Quasi ogni elemento è stato preparato su disegno, dalle case dal tetto di paglia di un villaggio Samurai alle strade congestionate della moderna Tokyo, dai paralumi di seta ai paraventi di carta di riso, fino agli stendardi. Perfino gli alberi… Usati soprattutto nel giardino della casa di Tokyo di Katsumoto, nel cortile del Tempio della sua casa di campagna e per infoltire una foresta naturale che fiancheggiava il grande campo di battaglia, oltre 150 alberi di ciliegio sono stati preparati dalla produzione. Costruiti come fusti di legno su supporti mobili, ogni albero aveva un set di rami 'di stagione' che potevano andar bene per primavera, inverno, estate e autunno e spesso venivano cambiati in un solo giorno di riprese. Kilvert, candidata all'Oscar per "Vento di passioni", ha adattato un set preesistente nei teatri della Warner Bros. a Burbank, chiamato 'Waltons' Pond' dalla serie tv degli anni '70 "The Waltons" e poi usato per girare "Gilligan's Island", per creare la residenza di Katsumoto a Tokyo. La laguna è stata trasformata in un laghetto, mentre la casa di katsumoto è stata interamente ricostruita, come il ponte che vi permette l'accesso. L'architettura e i materiali sono basati su un disegno tradizionale e le dimensioni sono quelle della residenza di un Samurai di classe elevata. Il set comprendeva piattaforme mobili che permettevano movimenti molto ampi della macchina, una delle quali era montata su una enorme gru. Essendo al centro di un importante scontro armato, la casa di Katsumoto doveva essere solida abbastanza da sostenere l'azione, ma nello stesso tempo fragile tanto da poter essere danneggiata realisticamente. Come riconosce Kilvert: "Il mio lavoro non ha riguardato solo il design, ma la praticabilità della situazione. Se anticipiamo una sequenza d'azione, lo programmiamo e decidiamo quale parte del set deve essere distrutta e quale deve rimanere in piedi, di quante riprese abbiamo bisogno e così via". Nel frattempo, a poca distanza dalla residenza di Katsumoto, la scenografa ha ricreato l'affollata Tokyo del XIX secolo nel fajos_o teatro 'New York Street', collocando negozianti e avventori in kimono, rickshaw e gheishe in palanchino. Delicati paraventi e lanterne si alternano a edifici nuovi di mattoni e fili del telegrafo che passano sotto gli stendardi da preghiera, una società tradizionale che inizia a jos_trare l'influenza dell'Occidente. "Questa zona che è stata chiamata Ginza deve jos_trare i cambiamenti avvenuti tra il 1876 e il 1877", spiega Kilvert. "Il Giappone stava vivendo allora una profonda trasformazione, tutte le nazioni europee volevano metterci piede, per assicurarsi un mercato promettente. C'erano inglesi, francesi, spagnoli, tedeschi, si parlavano lingue diverse e lo jos_triamo con le insegne dei negozi". Come la grafia 'Tokio' che Kilvert ha fedelmente riprodotto. Kilvert aggiunge che lo stile architettonico prevalente era allora quello tradizionale, "perché l'architettura cambia più lentamente, anche se si iniziano a vedere costruzioni di mattoni rossi in stile occidentale. Ancora adesso, se si visita il distretto di Ginza, si vedono parti di quegli edifici. In seguito hanno scoperto che quei materiali non erano adatti al clima, ma allora erano di gran moda". La maggior parte degli edifici sul set erano facciate aggiunte alle strutture già esistenti, fatte di legno e fibra di vetro. Comunque porte, finestre e lanterne, oltre a scatole, ceste e casse sono tutti oggetti d'antiquariato trovati in Giappone e a Los Angeles. Kilvert ha anche partecipato ai sopralluoghi che hanno scovato una fattoria di 40 acri a New Plymouth, Nuova Zelanda, in cui è stato possibile ricostruire il villaggio dei Samurai. Una troupe di 200 persone, che comprendeva falegnami locali, hanno costruito un totale di 25 strutture, oltre a recinti e cancelli. "Sotto una pioggia battente", ricorda Kilvert. Per permettere riprese significative, la troupe è intervenuta sui pendii circostanti, e costruito su vari livelli, creando profondità di campo. Il legname è stato trasportato in elicottero e dalla vallata vicina è arrivata la paglia, che è stata legata a mano in covoni, poi si è seminato. Si è tinta la stoffa e si sono ricavati una serie di stendardi che identificavano il villaggio con il nome del clan dei Samurai. A parte alcune attrezzature e le lanterne importate dal Giappone, tutti gli elementi del villaggio sono stati creati dalla troupe, con risorse del posto. La responsabile dei vivai Stephanie Waldron, con il suo team, ha invece iniziato a lavorare cinque mesi prima dell'arrivo delle macchine da presa per piantare il riso e gli alberi. Kilvert ha progettato il suo villaggio con precisione e pragmatismo. "Avevamo il vasaio, con il forno, il tessitore, un negozio di cesti e un fabbro, oltre a un santuario dove benedire le spade", racconta. "C'era anche una ruota idraulica e un sistema di cisterne, perché i giapponesi disponevano di sistemi di irrigazione avanzati. Ci siamo basati essenzialmente sulle persone e sulle occupazioni che esistevano allora". Ad eccezione della casa di Taka, tutte le strutture del villaggio erano gusci vuoti e quindi ospitavano macchine da presa e attrezzature per le luci e il sonoro. Poi è stato necessario riprodurre questo lavoro in teatro, per permettere al regista opportunità di ripresa in esterni e in interni. La Nuova Zelanda ha fornito anche il panorama per la scena della battaglia, ma solo dopo che la produzione ha ridotto una collina adiacente di circa 50 piedi in altezza e 400 in ampiezza, per ampliare il campo. Per infoltire la foresta sullo sfondo sono stati aggiunti alberi, veri e artificiali, e sono stati preparati gli stendardi con i nomi dei clan dei Samurai. Una squadra di 25 giardinieri è sempre stata presente durante le riprese per riparare i danni provocati da cavalli, uomini e artiglieria. "Quello che Lilly ha fatto in tre continenti è fenomenale", riconosce Herskovitz. "Ricreare il Giappone antico in teatro, costruire un intero villaggio in cima a una montagna, è come fare la guerra. Abbiamo spostato eserciti e materiali a un livello incredibile per un film". Kilvert ha cercato di restare il più possibile fedele al periodo storico. "L'aspetto più difficile è stato trovare un modo per rispettare i canoni dell'architettura giapponese e nel contempo poterla fotografare", dice. "Molte cose sono progettate con grande precisione, la lunghezza di un tatami e l'altezza di un paravento Shoji rispettano criteri chiari. Alla fine abbiamo dovuto fare qualche eccezione, ma in generale ho cercato di assemblare gli elementi essenziali e dare la sensazione di quel periodo". I costumi del periodo Meiji Oltre ai set, anche i costumi hanno contribuito a ricreare il Giappone del periodo Meiji, grazie al lavoro della costumista Ngila Dickson. Dickson ha seguito simultaneamente le troupe al lavoro in Giappone, a Los Angeles e in Nuova Zelanda, il suo paese di origine, per la creazione di centinaia di costumi preparati appositamente per il film, basandosi su foto e documenti storici, oltre che su interviste a studiosi di quell'epoca. Si è occupata di dettagli essenziali, dal metodo con cui gli artigiani producevano le armature dei Samurai, al colore e alla lunghezza delle maniche di un kimono. Dickson, che ha vinto un BAFTA e un Saturn Award per "Il Signore degli Anelli: le due torri" ed è stata candidata all'Oscar per "Il Signore degli Anelli: la compagnia dell'anello", ha affrontato il lavoro come un generale che elabora una strategia, grazie all'esperienza fatta con i film precedenti. "Ho indicato un coordinatore per ogni area, le scene del villaggio, le armature dei Samurai, l'esercito imperiale e così via", spiega. "In questo modo ho creato dei dipartimenti che seguivano ciascuno il proprio settore". Dickson però ha scoperto presto che molti dei suoi riferimenti storici non erano oggettivi. "La prima cosa che abbiamo fatto è stata di raccogliere ogni reperto fotografico di quel periodo", dice. "Poi abbiamo capito che molte immagini erano preparate e che i fotografi si erano presi qualche libertà. A volte avevano usato prostitute locali e le avevano vestite, quindi tutto il materiale raccolto è stato rivisto e selezionato. Alla fine ci siamo rivolti a esperti in Giappone e negli Stati Uniti e abbiamo iniziato a scoprire la verità". Poiché nei magazzini non c'erano abbastanza costumi e armature, il team si è occupato di preparali. "Una volta stabiliti gli elementi dei kimono, li abbiamo cuciti noi", spiega, "preparando le stampe e i colori per le stoffe e secondo me è siamo riusciti a ottenere un buon lavoro". "Sono fissata con i colori giusti", ammette la costumista. "La maggior parte della gente pensa che gli abiti giapponesi siano coloratissimi, invece io ho usato i colori scuri, pieni e smorzati tipici del periodo Meiji. Solo qualche volta, per una Geisha ho usato colori luminosi. Come in tutti i film, abbiamo cercato di distinguere un personaggio dall'altro anche attraverso ciò che indossa. Ken Watanabe, il Samurai Katsumoto, che incarna la purezza e la forza, una sorta di caratteristica Zen, appare sempre vestito nei toni della terra e del blu. Nello stesso modo, Taka all'inizio è associata a toni molto scuri", continua Dickson. "Taka è un personaggio complesso, una donna il cui marito è stato ucciso in battaglia dall'uomo che ora sta curando. Iniziamo con una gamma molto scura poi, nel corso della storia, i colori diventano più chiari quando inizia a cambiare grazie all'influenza del capitano Algren. Ovviamente il suo guardaroba non è mai vivace, ma c'è un cambiamento sottile e progressivo". Dickson ha trovato un patrimonio di risorse in Giappone. "Abbiamo scoperto che valeva la pena di girare i mercati locali, perché quello che comprano i turisti non era quello che cercavamo noi e i negozianti erano felici di aiutarci", ricorda. "Non riuscivano a credere che volevamo comprare certe cose! Abbiamo trovato stoffe antiche ancora imballate. Stranamente lo stile dei kimono degli anni '30 è è molto simile a quello del periodo Meiji, quindi abbiamo potuo usare anche quel materiale. Tutti i costumi più importanti sono 'made in Japan'. Io li ho disegnati e in Giappone li hanno tagliati e cuciti nel modo tradizionale, haori (il giacchetto che indossa l'uomo sul kimono) e hakama (pantaloni a pieghe)". Fortunatamente Dickson ha incontrato in Giappone due persone che l'hanno aiutata, "Nel nostro dipartimento è entrato Akira Fukuda, un costumista che ha lavorato con Akira Kurosawa, e abbiamo potuto consultarci con Munehisa Sengoku, il maestro di corte che si occupa dei costumi della famiglia imperiale. Se i costumi imperiali del film appaiono autentici è grazie alla competenza di questi due uomini". Senguko ha voluto anche che la sua scuola, la Takakura School, Institute of Court Culture, preparasse due costumi per una scena chiave: uno per l'Imperatore Meiji, cui lui e Dickson hanno collaborato perché era un capo che l'imperatore non avrebbe mai indossato in pubblico, e uno per Katsumoto, fatto su disegno di Dickson. L'Imperatore stesso deve rispettare canoni precisi per il suo guardaroba, formale e quotidiano e quindi il modo in cui si veste indica la natura e il livello di un incontro. In quella scena riceve Katsumoto con un kimono di seta bianca e un hakama rosso, un abito semplice che chiarisce l'amicizia tra i due uomini, malgrado le differenze di classe. Sapendo che il crisantemo è un simbolo della famiglia imperiale, Dickson si è assicurata che l'emblema del crisantemo ornasse le maniche delle uniformi delle guardie imperiali. Essendo un veterano della Guerra Civile, Algren indossa l'uniforme blu dell'Unione. Ma Dickson ha preparato anche un giaccone di pelle scajos_ciata marrone scuro, un capo che ricorda il West e le guerre contro gli Indiani. Il giaccone anche se non era leggerissimo, permetteva libertà di movimento nelle scene dei combattimenti. "Tom è un attore molto fisico", nota la costumista, "ed era importante per lui sentirsi a suo agio. L'uniforme della Guerra Civile non è stato un problema, è stata preparata in previsione dei combattimenti. Per il giaccone di pelle invece, anche se non doveva essere nello stile delle giacche del generale Custer, avevamo bisogno di qualcosa che lo accompagnasse dalla Guerra Civile alle guerre contro gli Indiani fino in Giappone. Alla fine abbiamo scelto un capo di daino, color mogano, consumato dal tempo. Dal momento in cui Tom lo indossa è difficile immaginarlo senza. Per fortuna abbiamo scoperto in seguito che è anche molto flessibile". Dickson ha vestito anche i Samurai per la battaglia. "Non abbiamo potuto noleggiare le armature, perché sarebbero andate distrutte durante le riprese, quindi le abbiamo dovute preparare noi in Nuova Zelanda, imparando i dettagli intricati che le caratterizzano, come cucirle e allacciarle", rivela. La produzione delle 250 armature è iniziato assemblando le varie parti; mentre i gioiellieri hanno decorato i prototipi in rame che poi sono stati riprodotti in metallo più leggero e legati insieme su un modello per testare forma e drappeggio. I fabbri si sono poi occupati degli elmi. I gioiellieri hanno usato il loro talento per la miriade di dettagli decorativi dell'armatura di un Samurai, dischi, simboli, filigrane, guarnizioni a forma di crisantemo o altri fiori. Ottenere le maglie di ferro non è stato facile, ma il problema è stato risolto rivolgendosi a fabbricanti i cui operai hanno passato circa 3 mesi a produrre maglie di 4 o 6 mm. Per i soldati sullo sfondo, le maglie sono state preparate in India e tagliate a misura. Impegnativi sono stati anche i collari, fatti di piastre esagonali tenute insieme da lacci di seta, che hanno richiesto 30 ore di lavoro ciascuno. Quando tutte le parti dell'armatura sono state messe insieme, si è passati a laccarle parecchie volte, per ottenere il colore giusto e perché non apparissero appena fatte. Progettate inizialmente tenendo conto della flessibilità, con pannelli che si muovevano insieme al corpo, le armature dei Samurai hanno richiesto poche modifiche per l'azione. Anche se storicamente le armature erano più colorate, Dickson le ha sbiadite per conservare il tono del film, spiegando che: "Tradizionalmente l'armatura del Samurai era molto personalizzata e noi abbiamo cercato di mantenere questa caratteristica. Ad esempio, per la battaglia Katsumoto indossa una corazza nera su un kimono ricamato nero, giallo e grigio con i fiori della sua vallata natia, che indica il suo status. E' importante che la sua armatura appaia antica, perché è una sua scelta. Infatti lui e i suoi uomini la indossano per dijos_trare il loro attaccamento al passato. E' l'armatura dei loro avi e noi abbiamo scelto il colore in base a questo". Le 80 persone del team di Dickson hanno lavorato per 14 mesi alla preparazione del guardaroba del film. "In totale", dice Dickson, "abbiamo fatto oltre 2000 costumi, per scene diverse, come la San Francisco Convention, l'Esercito imperiale giapponese e i Samurai sul campo di battaglia, la vita del villaggio, flashback delle guerre contro i nativi americani e le scene nelle strade giapponesi". Dopo una pausa aggiunge: "I costumi ci escono dalle orecchie". Addestrare, armare e muovere le truppe La produzione si è trasferita a New Plymouth, Nuova Zelanda, nel gennaio del 2003, dopo sopralluoghi in tutto il mondo, perché questa era la location migliore in cui ricreare il panorama giapponese del XIX secolo. "L'estetica è parte importante della cultura, in particolare il paesaggio naturale", dice Zwick. "Una delle grandi tragedie è che qui c'è molto più spazio aperto rispetto al Giappone. Molti giapponesi vengono in Nuova Zelanda per la sua bellezza". Riferendosi alle somiglianze fra i due paesi, aggiunge: "E' un'isola vulcanica, come il Giappone e quindi abbiamo sperato di poter trovare qui quella estetica di un tempo. Il Giappone che abbiamo creato è immaginario, non esiste più, ma credo che ci siamo avvicinati molto". Le dimensioni della produzione sono state enormi. Nel film appaiono dai 300 ai 600 generici giapponesi ogni giorno e nei vari dipartimenti sono stati impiegati 400 neozelandesi, dai costumi alle costruzioni, all'arredamento. Gli altri 200-300 membri della troupe venivano dagli Stati Uniti, dalla Gran Bretagna, dall'Australia e, ovviamente, dal Giappone, quasi ogni dipartimento includeva un giapponese e/o un interprete. Nei giorni in cui si giravano scene con tante comparse, la troupe arrivava a 1000 persone e i dipartimenti acconciature, trucco e costumi iniziavano a lavorare alle 3 del mattino per preparare complicate acconciature, kimono, hakama e haori nello stile tradizionale giapponese. Questa massa di persone e materiale è stata una esperienza nuova per New Plymouth, abituata a ospitare surfisti, campeggiatori e amanti della natura che visitano l'Egmont National Park o le spiagge deserte del Tasman Sea. Il giornale locale, il Daily News ha incaricato un reporter di seguire le riprese e una stazione radio ha promesso una ricompensa i 5000 dollari per chi fosse riuscito ad avere un'intervista da Tom Cruise. Alla fine Cruise ha accettato l'intervista, ma ha voluto che il premio fosse devoluto a una scuola del posto. Alla ricerca di comparse per il gruppo di Samurai fedeli a Katsumoto, il dipartimento casting ha trovato 75 giapponesi residenti a Auckland, a cinque ore di macchina da New Plymouth. Poi il coordinatore stunt Nick Powell ha scelto un gruppo di attori giapponesi alle prime armi per farli diventare il gruppo di Samurai più importante. Nessuno di loro era uno stunt professionista e solo due sapevano cavalcare, ma tutti erano atletici e pieni di entusiasmo. Dopo due settimane di rigoroso allenamento, erano in grado di compiere complicate jos_se di Kendo, cavalcare senza redini e contemporaneamente scoccare frecce. Poi la produzione ha messo insieme l'esercito imperiale trovando 600 comparse in Giappone e sottoponendoli a un campo di addestramento per dar loro una credibilità come forza militare. Hanno imparato a marciare, a maneggiare un fucile, a impugnare e roteare una spada, a usare arco e frecce e a combattere corpo a corpo a livello cinematografico. "Il loro impegno e la loro motivazione mi hanno colpito molto", dice Jim Deaver, il consulente militare. "erano di estrazione diversa, alcuni attori, altri negozianti, altri ancora autisti o studenti, ma tutti avevano voglia di imparare, di rappresentare la loro cultura e il loro paese e anche i loro avi. Hanno compiuto progressi notevoli, considerando che conoscevano poco l'inglese e hanno imparato rapidamente a rispondere ai comandi in inglese e giapponese, di mettersi in formazione e di marciare nel fango". Tutto questo è successo durante un'estate molto calda, al Clifton Rugby Field. La giornata iniziava alle 8 del mattino e nelle dieci ore seguenti si passava dal tiro con l'arco alle armi da fuoco all'uso della spada, oltre a lezioni di Bushido. "La cosa di cui sono più orgoglioso", continua Zwick, "è che nessuno si è mai fatto male", il che è un elemento da prendere in considerazione quando si girano sequenze d'azione di questa portata, anche se si prendono tutte le precauzioni possibili. "Neppure uno de cavalli si è ferito, o slogato una zampa, niente. Erano animali notevoli, ben addestrati e amati da tutti". I 50 cavalli sono stati acquistati dalla produzione in Nuova Zelanda e addestrati da un team di istruttori di vari paesi del mondo per quattro mesi, sotto la supervisione di Peter White, di un veterinario a tempo pieno e di una delegazione locale dell'American Humane Association, Film & Television Unit. Basandosi sul temperamento e le abilità, i cavalli sono stati suddivisi in categorie da White, cavalli 'attori', cavalli 'stunt' e cavalli 'comparse'. Quando le scene della battaglia sono terminate, metà dei cavalli sono tornati ai proprietari, gli altri sono rimasti con i loro addestratori o sono stati venduti a persone della zona che potevano garantire loro una buona sistemazione. Gli animali, nessuno dei quali aveva mai lavorato in un film, sono stati abituati gradualmente ai rumori e agli effetti sonori, ma soprattutto a cadere senza farsi male. "Sul campo di battaglia erano state scavate delle buche, riempite di pacciame e ricoperte di erba, e i cavalli avevano quindi un soffice letto su cui cadere", conferma Zwick. Insieme ai cavalli si allenavano anche i cavallerizzi. Whites ha scelto Tom Cruise e Tony Goldwyn come gli unici due in grado di cavalcare bene, altri 6-8 avevano qualche esperienza, ma nessuno di loro nelle condizioni richieste dalle riprese. Nel giro di due mesi, tutti hanno imparato a cavalcare e a prendere confidenza con il campo di battaglia. L'azione è stata poi integrata in CGI con una pioggia di frecce virtuali. Il supervisore degli effetti visivi Jeffrey A. Okun ("Stargate", "Blu profondo" dice: "Spesso i Samurai devono cavalcare mentre piovono frecce e usare frecce vere sarebbe stato rischioso, quindi le abbiamo aggiunte in CGI. Quindi, se vedete una freccia colpire un cavallo non preoccupatevi, non è reale". Okun aggiunge anche che la CGI e le tecniche di green screen sono state fondamentali anche per la scena in cui il Samurai Ujio decapita un uomo in una strada di Tokyo. La produzione aveva qualcosa di militare. Sotto la guida del 'generale', il direttore di produzione Kevin de la Noy ("Salvate il soldato Ryan", "Braveheart" gli storyboard di quella che era chiamata 'la battaglia nella nebbia' e della battaglia finale diventavano dettagliati piani di battaglia. "Le due battaglie erano un insieme di strategia e abilità", dice Zwick. "Tutti i registi che affrontano questo tipo di sequenze dovrebbero studiare Kurosawa e in realtà io ho studiato "Ran" prima di girare "Glory-Uomini di gloria". Ma le nostre battaglie sono tipiche del film, legate come sono allo scontro tra i Samurai e l'esercito imperiale. Dovevamo pensare a come dei guerrieri come i Samurai, senza armi da fuoco, potevano tentare di sconfiggere un esercito moderno con armi moderne". Come sottolinea il regista, quando i Samurai emergono dalla foresta avvolta nella nebbia e piombano sull'esercito imperiale come spettri, "l'idea era che il Samurai usassero la coltre di nebbia per sfruttare l'elemento sorpresa, che permette loro di attaccare improvvisamente. Questo fornisce anche un vantaggio psicologico, perché possono scegliere il momento in cui materializzarsi dal nulla, con indosso antiche e terrificanti armature, impugnando le loro leggendarie e micidiali spade". Per le tattiche di questa battaglia e di quella finale, Zwick ha consultato molte fonti storiche, compreso "The Book of Five Rings", un manuale scritto nel 1645 dal maestro dei Samurai e insegnante di arti marziali Miyamoto Musashi, cui si attribuisce anche la tecnica del combattimento con due spade. Secondo Musashi "Esistono tre modi per prevenire. Uno è quando previeni attaccando un avversario di tua iniziativa e questo si chiama stato di sospensione. Il secondo è quando previeni un attacco del tuo avversario e questo si chiama stato di attesa. Il terzo è quando tu e il tuo avversario attaccate contemporaneamente, questo si chiama stato di mutuo confronto". Dei tre, la battaglia nella nebbia illustra 'lo stato di sospensione' e, come dice l'antico maestro "Quando vuoi attaccare, resta calmo e tranquillo, poi balza sul tuo avversario attaccandolo improvvisamente e rapidamente". La battaglia finale invece esemplifica la seconda massima di Musashi, lo stato di attesa. La battaglia nella nebbia si svolge vicino al lago Mangamahoe e la battaglia finale, che ha richiesto due mesi per essere completata, è stata girata in una fattoria circondata da una foresta, che ha fornito la location perfetta per varie fasi dell'azione. La produzione ha costruito strade di terra battuta per trasportare il personale e le attrezzature lungo tracciati contraddistinti da un codice prima di iniziare le riprese. Una zona è diventata il campo base, in un'altra sono stati sistemati i cavalli e un'altra ancora era dove si vestivano i Samurai e i soldati dell'esercito imperiale e ricevevano le armi. Come in una vera guerra, erano tracciate le mappe e indicate le posizioni assegnate, i Samurai qui, l'esercito imperiale a valle. La prima volta che ha ispezionato il campo di battaglia, Zwick ha avuto un attimo di panico. "Una cosa è immaginare quello che vuoi per un film, ma quando arrivi e vedi che è arrivato il momento l'unica cosa che riesci a pensare è 'Dio mio!'", ammette il regista allegramente. "Se non avessimo preparato tutto con un buon anticipo non saremmo mai riusciti a fare il film, perché qui non c'è tempo per parlare con 700 uomini che stanno per scatenare una battaglia, in mezzo alle esplosioni". A sostenere l'azione una gran quantità di armi, spade tradizionali, 1800 armi da fuoco, tutte accuratamente restaurate dalla produzione. Il capo attrezzista Dave Gulick ha consultato fonti giapponesi per essere sicuro di un uso appropriato dei vari tipi di spade, il modo in cui i vari tipi di fodero vanno allacciati e come va portata una spada in battaglia o nelle strade. Il team di Gulick ha acquistato un gran numero di spade di ottima qualità da un fabbro in Giappone e altre spade finte nel fajos_o negozio di attrezzature per il cinema Kozu di Kioto e dai Shogiko Studios, una società di produzione fajos_a per i film sui Samurai. Il coordinatore della armi Robert "Rock" Galotti e il suo team hanno rintracciato fucili antichi e pistole presso collezionisti privati in tutto il mondo, poi le hanno restaurate, un procedimento che le ha riportate allo stato originale. Una delle armi che Cruise usa sullo schermo è un autentico revolver Navy del 1851. Zwick e il premio Oscar per la fotografia John Toll hanno fatto uso di varie macchine da presa. Forse la preferita era quella montata su una gru, di cui Toll ha sfruttato tutte le possibilità, una gru bilanciata, la Chapman e la Giraffe, oltre a una chiamata UFO. Nella battaglia finale Toll ha usato anche lenti e velocità diverse, per cogliere il coraggio e l'emozione degli scontri fra coloro che volevano un nuovo Giappone e coloro che difendevano il vecchio. Sono avversari che hanno in comune il rispetto per un passato morente, malgrado la violenza che ne consegue; e questo paradosso è alla base di quello che Zwick definisce il 'linguaggio del film' di "L'ultimo samurai". "Peso che ogni film abbia un suo linguaggio che si evolve nel corso delle riprese. E' contemporaneamente una celebrazione dello yin e dello yang e si manifesta con immagini e movimento", afferma il regista, "come nella scena in cui Taka veste Algren per la battaglia, Algren, il guerriero, per una volta è passivo mentre lei si inginocchia davanti a lui nella tradizionale posizione di sottomissione. E' una scena d'amore, con un sottofondo sessuale, anche se in modo atipico. La posizione inginocchiata è anche associata alla preghiera. In un'altra scena Katsumoto, la quintessenza del Samurai, appare prostrato di fronte all'Imperatore. C'è un rituale nel maneggiare la spada, il Kendo, un'arte marziale, è anche una danza. Tutte queste espressioni di rispetto e dedizione appaiono in un filmsulla violenza e la morte. C'è molto dualismo, come nella cultura giapponese. Questi movimenti ricorrenti e idee diventano il linguaggio del film; non li ho pianificati, sono emersi naturalmente". La colonna sonora. Il compositore premio Oscar Hans Zimmer ha inserito le tonalità degli strumenti tradizioni giapponesi nella colonna sonora originale di "L'ultimo samurai", che segna il suo 100° lavoro per il cinema. Sono stati infatti inseriti lo shakuhachi (flauto di bambù), il koto (strumento a 13 corde simile alla cetra) e il taiko, uno strumento a percussione usato per cerimonie di corte, religiose e militari. Il taiko viene usato sul campo di battaglia fin dal V secolo, per far udire gli ordini anche a grande distanza.
 
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